023. Il Potere dell’Uno. Perché il multitasking è una fatica inutile

Carissimi amici, carissimi ascoltatori di questo racconto settimanale del mio viaggio imprenditoriale, bentornati su Opus Digitalis e benvenuti alla puntata numero 23.

Risultati

Complice una serie di impegni e attività ai limiti dell’extra-lavorativo la settimana è volata via leggera e anche un po’ strana, tra bufere di neve e giornate soleggiate con 20 gradi di caldo.

I risultati sono più o meno sempre gli stessi – a parte un nuovo acquisto da parte di un cliente a $98 al mese, yeah! Oltre alla soddisfazione monetaria la cosa più bella del mio lavoro è vedere la passione e il tempo che la gente ci mette nel far funzionare mob.is.it, giocarci, smontarlo e rimontarlo, usarlo per costruirci un pezzo del proprio business, della propria carriera, dei propri sogni. Quando ci penso mi vengono anche un po’ le vertigini perché in un certo senso, e lo dico anche nel mio webinar, è un po’ come avere un super-potere – e con ogni grande potere viene una grande responsabilità. E così ogni tanto (forse più spesso di quello che mi racconto) ho anche un po’ paura: se non funziona? Se tutti mi smascherano come un grande bluff? Se poi qualcuno fa piani, investimenti, progetti e crolla tutto come un castello di carte? Brrrr… Ma lo so, questa è la mente che si diverte a tirare brutti scherzi e quindi lasciamoci scivolare addosso questi pensieri poco sensati e continuiamo.

Wins & Fails

Dal punto di vista delle cose fatte il successo principale della settimana è stato dare una bella sistemata di base (sottolineo di base perché il lavoro è solo all’inizio) al SEO di mob.is.it. Se ricordate questo era un tema molto caldo nelle ultime settimane: dopo aver finalmente trovato un bravo professionista che mi ha fatto un’analisi veramente valida dell’ottimizzazione (o meglio, della mancanza di ottimizzazione) per i motori di ricerca abbiamo deciso i primi interventi da fare. Non voglio entrare troppo nel tecnico ma la cosa basilare da cui partire era fare in modo che i contenuti creati dai miei clienti – tutte le persone che usano mob.is.it per realizzare il loro sito mobile o la loro app – non fossero più presenti sul dominio principale, cioè, per l’appunto, “mob.is.it”. Questo perché i siti fatti dagli utenti sono i più disparati possibili e così mob.is.it si trovava ad essere indicizzato, su Google, per concetti quali “recupero da malattie nervose”, “vendita case in Florida” e “spazzacamini a Glasgow” – cose che, per adesso, non sono particolarmente pertinenti con il mio core business (anche se, la storia dello spazzacamini… ;). Comunque, la soluzione è spostare tutti i siti dei clienti su un altro dominio, mobisit.com, possibilmente senza sfasciare niente e rendendo il tutto il più trasparente possibile per gli utenti e per i visitatori delle loro pagine. Ebbene, dopo 4 giorni dal trasloco posso dire che è andato tutto bene (o almeno sembra, per ora non ci sono state lamentele) e nessuno, di fatto, si è accorto di questo cambio. Bene! Speriamo invece che adesso se ne accorga Google e la smetta di considerare mob.is.it un sito dove andare a cercare soluzioni all’ansia cronica o pizzerie di Guadalajara e ci posizioni dove meritiamo per le nostre keyword, tipo “siti web mobili” o “software per fare applicazioni native”.

Oltre a questo, buona parte del mio tempo se n’è andata in un’attività di cui non vi avevo ancora parlato ma che secondo me potrebbe essere strategicamente piuttosto importante. Dovete sapere che da tempo – tanto tempo – ho un cliente in Australia con cui periodicamente mi sento e chiacchiero un po’ su come sviluppare insieme il business. Ebbene, dopo aver visto il mio webinar mi ha ri-contattato con più insistenza e, per farla breve, abbiamo deciso di iniziare a lavorare insieme su una possibile joint venture. Il suo compito sarà principalmente preparare il mercato australiano e occuparsi del marketing oltre che del post vendita mentre mob.is.it ci metterà la pianificazione strategica e, ovviamente, la piattaforma tecnologia. Lavorare alla scrittura dei dettagli e della struttura di questa join venture mi ha portato via un bel po’ di ore perché voglio produrre qualcosa di replicabile anche con altri partner. Perintanto mettiamola lì come cosa fatta, vi terrò aggiornati su come andrà questa “JV”, come dicono gli americani.

Il resto sono tutti fail. O no?

Lo so che sono un po’ criptico e allora procediamo con ordine. La settimana scorsa mi ero dato come obiettivi:

  1. scrivere le drip emails
  2. definire la strategia Youtube
  3. ideare e implementare la sequenza automatica di comunicazione per i webinar

Formalmente sono tutti fail nel senso che non ne ho completato nessuno (a parte la parte organica della strategia per YouTube ma manca la parte che riguarda la pubblicità a pagamento e quindi fail). In realtà però ho deliberatamente scelto di rimandare e riorganizzare del tutto il modo di pianificare le mie settimane e giornate, e questo è il cuore della riflessione di oggi.

Il Potere dell’Uno

Ho deciso che è giunto il momento di impostare il mio lavoro e l’organizzazione del mio tempo in una maniera un po’ diversa rispetto a quello che ho fatto e vi ho raccontato sino ad oggi. E così qui con voi voglio adesso condividere i ragionamenti che mi hanno portato a questa cambio di prospettiva e che cosa vuol dire, concretamente per me, aver spostato il focus della mia attenzione da “ho un sacco di cose da fare” a “devo concentrarmi su una e una sola cosa prima di passare ad altro”.

Il nodo fondamentale, già latente nei miei pensieri da un po’ e reso pressante da riflessioni di questa settimana, è questo “Potere dell’Uno”. Non è una formula magica o un’espressione alchemica (per quanto…) ma la conclusione di una serie di ragionamenti semplici, consequenziali e, tutto sommato, piuttosto logici.

Multitasking ≠ Switch-tasking

Cominciamo da un tema forse un po’ banale ma valido come punto di partenza: il multitasking.

Se da un lato è vero che l’essere umano è per definizione multitasking – cioè riesce a fare più cose contemporaneamente, tipo respirare e camminare – è però vero che la nostra attenzione e il nostro pensiero cosciente non sono, in realtà, così in grado di fare più cose insieme, anzi. Almeno per quel che mi riguarda non riesco ad esempio a leggere un libro e scrivere un articolo, pensare ad documento strategico e rispondere alle email o fare una telefonata e scrivere un pezzo di codice per mob.is.it.

Il nostro cervello, o quantomeno il mio, non è quindi “multitasking” ma piuttosto “switch-tasking”: cioè sa passare da un pensiero e un’attività ad un’altra ma non sa farne due o più contemporaneamente.

E non è una differenza da poco. Perché?

Perché c’è un notevole “costo” e un gigantesco spreco di energia nel passare da una attività all’altra. Se, ad esempio, io sto scrivendo un articolo per il blog dopo un po’ raggiungo uno stato di concentrazione e immersione in quello che sto facendo (entro “nella zona”) e così le parole fluiscono veloci, i concetti chiari e procedo alla grande. Se in quel momento vengo interrotto – da una telefonata, un email o da un pensiero subdolo che si insinua, tipo “cavolo devo anche finire quel documento!” – ne esco bruscamente, l’inerzia si spezza e l’efficacia del mio lavoro diminuisce di botto. A quel punto mi sposto – mentalmente ma anche magari fisicamente – in un altro ambito, apro un altro software, entro in un altra modalità di lavoro e il tutto mi porta via un sacco di energie che vengono sprecate in questo processo meramente “burocratico” senza nessun impatto positivo sulla mia produttività e soprattutto sul raggiungimento dei risultati che mi ero prefisso – anzi!

Un passo alla volta verso il successo

Ma non basta. Collegato a questo mi sono accorto che il successo, ovvero il raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo posti nei tempi e nei modi che avevamo definito, è sempre e inevitabilmente la conseguenza di una catena ordinata di singole azioni, singoli passi e singoli, piccoli successi intermedi verso una e una soltanto “Grande Cosa”. Tutti gli esempi di imprenditori che hanno ottenuto risultati oggettivamente memorabili ne sono la prova: Bill Gates non pensava ad altro che a scrivere il suo interprete Basic, Walt Disney era a dir poco ossessionato da questo benedetto ratto disegnato che lui chiamava Mickey Mouse e anche il nostro buon Pietro Ferrero non aveva tante distrazioni dalla sua “Pasta Gianduja”, antenata della Nutella, quando fra le due Guerre del ‘900 trafficava e sperimentava nel suo laboratorio di pasticceria ad Alba.

Questo idea del mega-successo finale come conseguenza di una serie di singoli mini-successi e mono-azioni si può interpretare sia a livello macro e di lungo periodo sia nel micromondo delle nostre giornate e delle nostre ore. Una cosa che fino ad oggi non sono mai riuscito a capire bene è come facciano alcune persone a raggiungere i grandi risultati che ottengono, partendo sempre da un numero uguale di ore a disposizione (e spezziamo anche ‘sto mito delle giornate da 20 ore lavorative, conosco un sacco di imprenditori e professionisti che lavorano le loro 6 o 7 ore, vivono una vita umana e costruiscono imperi) e da un mondo fatto da regole fisiche, chimiche, fisiologiche e sociali che sono uguali alle mie.

La differenza, allora, la deve fare per forza la scelta delle cose su cui concentrarsi e la modalità con le quali vengono fatte. Ed è qui che torniamo al Potere dell’Uno: se, come abbiamo visto prima, il nostro cervello non è multitasking ma anzi, quando proviamo a fare più cose contemporaneamente in realtà lo facciamo stancare il doppio perché deve saltare da un ramo all’altro con un sacco di sforzi inutili, forse il trucco sta proprio lì. Il trucco sta nell’individuare con precisione chirurgica quella singola cosa nella nostra giornata, nella nostra settimana, nel nostro mese e nel nostro anno che davvero ha senso fare per avvicinarci ai nostri obiettivi e poi essere spietati e ferrei nel perseguirla, senza distrazioni. Insomma, questa è la realizzazione totale del principio di Pareto, quella regola “80/20” che dice che l’80% dei nostri risultati vengono dal 20% dei nostri sforzi. Qui si tratta di fare un 70/1, o magari anche 80 e 90/1. Trovare quella singola attività, quella partnership, quella telefonata, quella email che fa la differenza.

The One Thing

Ovviamente tutti questi bei ragionamenti sono una mia rielaborazione di pensieri già pensati da altri, ben più esperti e autorevoli di me ed è giusto, oltre che utile per chi mi legge e ascolta, dare a Cesare quel che è di Cesare. Nello specifico, questa settimana ho iniziato a leggere (o meglio, ad ascoltare) un libro il cui tema principale è proprio questo della “Singola Cosa”: il titolo è “The One Thing” e gli autori sono Gary Keller e Jay Papasan. Il libro è piuttosto agile: io sono a un po’ meno di un terzo e, per chi preferisce gli audiolibri, sono poco più di 5 ore di ascolto. La tesi fondamentale è proprio questa benedetta, singola cosa da perseguire (beh, sennò avrebbero predicato bene e razzolato male no… ;): tra esempi e ragionamenti, teoria e pratica l’ascolto o la lettura è tutto sommato piacevole e fa bene sentirsi ripetere in varie salse questo concetto che sembra banale ma che personalmente dimentico spesso, troppo spesso.

E io?

E proprio a proposito di questo, io come voglio applicare tutte queste belle parole? Dopo questo panegirico della Singola Cosa è ora di tirare un po’ le somme e vedere che cosa vuol dire, concretamente, sfruttare nella mia vita e soprattutto nella mia avventura professionale il “Potere dell’Uno”.

Beh, siamo partiti dai miei win fail della settimana e da come la mancanza principale in realtà sia stata, da sempre, la scarsa capacità a concentrare i miei sforzi su una singola attività alla volta, senza distrazioni o uscite di strada. E’ in questo senso che dovrò applicare i ragionamenti che abbiamo fatto fin qui ed ecco allora le regole che voglio seguire nella maniera più ferrea possibile:

  • ogni singola attività a cui mi dedicherò dovrà essere “atomica”, cioè avere un inizio, una fine e soprattutto dei risultati misurabili. La pianificazione dei singoli todo va pensata proprio in quest’ottica, cercando di spezzare ogni cosa da fare in attività singole che concretamente concorrano in maniera visibile al completamento del progetto
  • devo continuare a ridurre le distrazioni esterne, tipo email, telefono o Skype, ritagliando una fetta della giornata in cui sono “offline”
  • ogni giorno dovrà avere un’attività principale e un obiettivo primario a cui dedicare almeno il 50% del mio tempo proprio durante questo fascia oraria senza distrazioni. Ovviamente non posso dedicare il 100% perché ci sono una serie di attività collaterali e ricorrenti – tipo gestire il team o rispondere ai clienti – ma almeno la metà del mio tempo sarà da dedicare alla “Singola Cosa” del giorno
  • lo stesso principio si applica alla settimana: ogni settimana avrà un progetto principale e non si dovrà procedere al successivo fino a quando non si è terminato quello
  • tutti i progetti devono concorrere ad un singolo obiettivo di medio termine (3/6 mesi) che sia concretamente misurabile e che, ovviamente, concorra a sua volta al raggiungimento dell’obiettivo ultimo di tutta la baracca: creare un’azienda che produca ricavi e che funzioni (quasi) da sola

In sostanza è un sistema frattale, per dir così: dalla Cosa Principale della giornata si passa a quella della settimana, del mese e dell’anno, applicando sempre lo stesso metodo e lo stesso approccio mentale.

Ovviamente tutto questo piano presuppone che io sia in grado di individuare quelle attività e quei progetti che effettivamente riescono a farmi ottenere i risultati a cui miro. Ma anche in questo, l’insieme di regole che mi sono dato serve secondo me a massimizzare la probabilità di arrivare con successo al completamento dei progetti che ho pensato, qualsiasi essi siano: è solo così che potrò poi verificare in tempi rapidi se e come mi sto avvicinando all’obiettivo o no e quindi aggiustare il tiro di conseguenza. Sinceramente non penso che esista una singola strada per capire cosa funziona e cosa no e quindi l’unico modo che mi viene in mente è ottimizzare il modo in cui fare i test e provare…

Programmi della settimana

Tutto ciò detto, i piani della settimana sono:

  • concentrami ad affinare questo metodo e soprattutto ad applicare le regole che ho definito. Tutto quello che noi facciamo, perché sia veramente efficace, deve essere praticato fino a che non diventa un’abitudine e se all’inizio sarà un po’ dura tenere a freno la mente che vuole andare dietro a mille cose il gioco varrà sicuramente la candela
  • cominciare ad applicare il nuovo metodo da oggi e quindi concentrarmi su una sola cosa principale durante i prossimi sette giorni: le “drip emails”. Questa è tutta la sequenza di email che viene inviata ad una persona che si registra su mob.is.it dopo la registrazione, dalle email di benvenuto a quelle che spiegano come usare la piattaforma e così via. Il mio lavoro sarà pensare alla sequenza (che è “condizionale”, nel senso che alcune email dipenderanno da cose che l’utente ha fatto sul sito, ad esempio se ha già creato 3 o 4 siti non ha senso che io mandi l’email che invita a creare il suo primo sito), scrivere le email e implementare tecnicamente la funzionalità sul sito. Insomma, un lavoro non da poco che voglio aprire e chiudere nei prossimi giorni e che rappresenta il test ideale per questa nuova modalità di lavoro su una e una sola cosa alla volta.

 

E siamo arrivati ai saluti anche oggi. Come al solito grazie per avermi letto o ascoltato fino a qui: ci vediamo fra sette giorni – cercherò di non mancare anche se è Pasqua – e se nel frattempo l’aria di primavera vi ispira e quello che dico vi piace sarebbe veramente bello ricevere una review e qualche stelletta: vi basta andare su iTunes, aprire il mio podcast e cliccare su “Valutazioni e recensioni” oppure dall’app sul telefono cliccare sul tab “Recensioni” e lasciarla da lì.

Buona settimana!

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