020. Oh capitano! Ecco cosa fa e cosa deve fare un vero CEO

Gentilissimi ascoltatori e lettori di Opus Digitalis, bentornati al mio angoletto settimanale di sfogo e meditazione a voce alta.

Oh, siamo alla puntata 20 che, contando il numero zero, è in realtà la ventunesima e così siamo a ben 3 volte quella che le statistiche dicono essere la durata media di un podcast, cioè 7 episodi. Per chi mi segue fin dall’inizio o da un po’, grazie! Per chi è qui la prima volta: benvenuto!

Risultati

Quella che sta per finire è stata un’altra settimana gravida di aspettative ma un po’ avara di risultati. Di nuovo l’andamento delle registrazioni e dei clienti è stato piuttosto altalenante con giorni da 5 o 6 nuove registrazioni e altre con encefalogramma piatto. Le revenues ricorrenti mensili sono sempre bloccate sui soliti €2.400 ma siamo in ballo con un po’ di sviluppi “su misura” per alcuni clienti che potrebbero portare ad un aumento una tantum dei ricavi nelle prossime settimane o mesi. Vediamo come va, il mio focus principale, lo sapete, è vendere abbonamenti mensili di mob.is.it ma se fare lavori custom per qualcuno ha senso e si inserisce decentemente nel nostro flusso di attività, ben venga.

Fails & Wins

Passando a cose fatte e cose mancate, partiamo dai fail perché c’è un piccolo/grande win che voglio tenermi per ultimo e che mi introdurrà alla riflessione di oggi.

Quindi, cominciando dalle cose che avrei dovuto fare ma che non ho fatto o che non sono andate come speravo:

  1. siamo al 70% a posto con il consulente SEO ma ancora non ho firmato l’accordo e individuato definitivamente la (o le…) risorse da coinvolgere. Sono ad uno stadio piuttosto avanzato ma non ho ancora assegnato a nessuno il lavoro e quindi le cose completate al 70% non esistono: o 100% o niente – e per ora niente.
  2. fallimento su tutta la linea per quel che riguarda la pubblicità a pagamento, Facebook o YouTube che sia. Contrariamente a quello che pensavo è probabile che anche qui sia il caso di coinvolgere qualche consulente esterno (il team sta iniziando a crescere e se non si inizia a guadagnare per davvero so’ cavoli… ma o uno fa l’imprenditore o resta al palo, come abbiamo detto nella scorsa puntata). Comunque, ho mandato un email ad una persona qui in Italia ma non ho ancora avuto ancora risposta: chiudendo il discorso SEO entro i primi giorni della prossima settimana potrò dedicarmi più approfonditamente a questo – urge portare traffico sul sito con tutti i mezzi possibili (e sostenibili), quindi diamoci da fare
  3. lunedì scorso mi è quasi venuto un colpo. Proprio mentre stavo spegnendo il computer per il pranzo mi arriva un SMS da Pingdom (per chi non lo conosce è un servizio di monitoraggio dello “stato di salute” di server e servizi web) che mi allerta che mob.is.it è giù. Cazzarola! Come era già successo qualche mese fa si era di nuovo riempito uno dei dischi: con un’agile manovra disperata sono riuscito a farlo ripartire nel giro di qualche minuto però è un grosso fail perché queste cose prima di tutto non devono succedere e in ogni caso devono avere una procedura molto più immediata e soprattutto che non mi coinvolga direttamente
  4. il webinar. Se ci ripenso sto ancora male. Questo cavolo di webinar sembra essere una maledizione e sicuramente anche io lo sto gestendo coi piedi. Questa volta sembrava tutto perfetto e pronto per giovedì scorso. Prima ci si è messo Google Hangouts: non so perché ma ad un certo punto Google ha deciso che la presentazione live dell’evento che avevo creato non si doveva fare (manco fosse stato Don Rodrigo) e così non mi faceva più andare “on air”. Panico. Alle 19.06 (quindi già in ritardo, e questa cosa mi fa rizzare i capelli) ho deciso che aveva vinto lui e così ho creato un altro evento (ovviamente però i link su mob.is.it erano a quello vecchio!) – che almeno questa volta ha avuto la grazia di farmi andare in diretta. Ho avviato il webinar e sono partito, non foss’altro che per registrarlo e tenerlo lì nell’archivio. Ebbene dopo una ventina di minuti di slide e parole parole parole cosa ho notato? Che la barretta del microfono non si alzava mai. Porca miseria non ho abilitato il microfono!! E così, un’ora da buttare – e una figuraccia cosmica con quei pochi (ma qualcuno c’era cacchio!) che sono venuti. Ripensandoci adesso avrei voglia di buttare all’aria tutto il discorso di ‘sto cavolo di webinar ma so che a mente fredda queste disavventure mi serviranno da lezione (anche se la storia di Google che non ti fa andare “on air” mi preoccupa alquanto…) e che voglio andare avanti. Anzi, se devo essere sincero nella mia vita più le cose sono partite male meglio sono poi andate e peggio di così il mio rapporto con il mondo dei webinar non poteva iniziare. E quindi, webinar sarà, il prossimo giovedì, stessa ora, stesso canale.

E vabbè. Tiriamoci un po’ su e passiamo ai win. Un bel risultato è che – sempre in ambito SEO – ho individuato un’agenzia inglese a cui assegnare la gestione del blog di mob.is.it: da marzo pubblicheranno un articolo a settimana e questo, unito agli sforzi e alla sistemazione che darà il consulente SEO “generale”, dovrebbe far crescere il traffico organico al sito. Come al solito il casino non è tanto fare le cose (sì, avrei potuto scrivere io gli articoli…) ma organizzare il meccanismo: lunedì abbiamo la “kickoff call”, l’incontro di avvio formale della collaborazione e devo quindi preparare SOP, la board di Trello e in generale definire la procedura – insomma fare un po’ di più quelle attività da $1,000 all’ora…

Che cosa fa il “vero” CEO?

L’altro win della settimana, o quantomeno una cosa piacevole che mi è successa in questi passati 7 giorni è stata partecipare ad un hangout (più o meno come il webinar che a me non riesce, in questo caso però è una specie di video-conferenza in diretta dove si possono fare domande scritte e chattare mentre si guardano e ascoltano le risposte degli organizzatori) con due imprenditori che seguo da tempo e che hanno un podcast davvero fantastico: Rob Walling e Mike Taber, creatori del podcast – che consiglio vivissimamente a tutti quelli che stanno provando a fare business online – “Startups for the Rest of Us“.

Oltre ad aver finalmente messo un pochino la testa fuori dal guscio e partecipato ad un’attività “sociale” legata al mio lavoro la cosa più bella è stata la risposta che ho ricevuto da Rob alla mia domanda: “che cosa vuol dire essere un ‘vero’ CEO?”.

Rob mi ha regalato un commento tanto semplice e al tempo stesso profondo che questa brevissima chiacchierata virtuale per me è stata quasi terapeutica e soprattutto mi ha lasciato dentro il desiderio di capire, di pensare ancora alla questione, di dare e darmi la mia personalissima risposta su che cosa fa, che cosa deve fare un “vero” CEO. Il tutto parte dal presupposto che questo ruolo non mi è mai stato chiarissimo e forse (anche) questo è uno dei motivi per cui non sono ancora in grado, evidentemente, di essere un bravo CEO di un’azienda di successo. Per provare a capirci qualcosa di più voglio allora sviscerare qui la risposta che mi ha dato Rob: con un po’ fantasia portiamola in un ambito marittimo e paragoniamo il CEO al capitano di una barca. Vediamo, partendo da qui, dove ci conducono i venti…

Decide la rotta

In questa interpretazione marinaresca il primo e più importante compito di un CEO che si rispetti è quello di decidere la rotta che si deve seguire. Detto così sembra ancora molto simile a quelle affermazioni vaghe che io ho difficoltà a capire e così per i duri di comprendonio come me voglio provare ad esplorare un po’ che cosa vuol dire “decidere la rotta”, concretamente e quotidianamente.

Vision e mission

Per quanto possa sembrare anche questo un concetto un po’ vuoto, le due coordinate principali e di partenza di questa rotta sono la vision e la mission. In sostanza lo scopo ultimo dell’azienda, i suoi valori fondamentali e l’idea di futuro che il CEO si immagina. Per non restare nell’iperuranio ma scendere coi piedi per terra la vision di mob.is.it è quella di un mondo dove smartphones e telefonini saranno sempre più diffusi e tutti i business avranno bisogno di strumenti di marketing e relazione ottimizzati per questi dispositivi. La nostra mission è permettere ad agenzie, marketer e imprenditori di aiutare i loro clienti a sopravvive e anzi prosperare in questo mondo quasi esclusivamente mobile, offrendo a questi nostri clienti una serie di strumenti facili da usare, molto efficaci e semplici da vendere. Questi due concetti sono e devono essere espressione del CEO, cioè mie, in questo caso: sono io che mi sono immaginato queste cose ed è a queste due “stelle” che devo far sempre riferimento nel nostro viaggio imprenditoriale.

Decisioni strategiche

Scendendo un pochino più nel concreto, l’elemento successivo di cui deve occuparsi il CEO per applicare questi due concetti di vision e mission e orientare la rotta della sua nave è la strategia. Ogni sfera dell’azienda – marketing, ricerca e sviluppo, sales, customer care, partnership e così via – ha un livello strategico e altri più operativi e tattici: compito del CEO (e di altri manager di livello “C”, quando ci sono…) è quello di prendere quelle decisioni che determinano le attività e il focus del medio/lungo periodo per ognuno di questi ambiti. Ritorniamo nel concreto, sempre parlando di mob.is.it: in R&D sono io a decidere quali tipologie di nuove funzionalità sviluppare, verso che orizzonti muoversi – nello specifico ad esempio qualche mese fa è stata una mia scelta acquistare i Google Glass e chiedere a Francesco di sviluppare un’app con le Mirror API. Poi meno male che siamo riusciti almeno a trovare un cliente e ripagarci dei costi di acquisto e sviluppo mentre i Glass oggi sono ben chiusi nel cassetto, ma questa è un’altra storia (non tutte le rotte portano in porto…)

La cultura aziendale

L’ultimo compito del CEO in questa suo ruolo al timone della nave è creare e mantenere la cultura aziendale. Lo so che questa roba sembra venire direttamente da un ritrovo di hipster anonimi e invece è un elemento molto importante nel successo di un business. La cultura aziendale non è avere i biliardini nella hall o fare il casual Friday, il frantic Monday o il bloody Sunday: la cultura aziendale vuol dire creare un ambiente all’interno del quale le persone si trattano con rispetto, i rapporti umani e professionali funzionano al meglio ed è piacevole lavorare. Stabilire le regole e soprattutto dare l’esempio affinché tutto questo avvenga è compito del CEO che anzi ne deve essere la prova vivente: se un’azienda vuole fare della freschezza dei rapporti umani una sua caratteristica il capo non può arrivare tutti i giorni impomatato come un damerino e pretendere di essere apostrofato con “Commendatore”. Queste possono sembrare banalità ma a pensarci bene il luogo (fisico o virtuale) del nostro lavoro è dove passiamo la maggior parte del nostro tempo da vivi e svegli e quindi far sì che sia un luogo piacevole, costruttivo e accogliente è un’attività a dir poco strategica.

Sceglie, gestisce e motiva la ciurma

Collegato a questo ultimo punto e perché la barca vada per la sua rotta, i motori girino mormorando tranquilli e la prua solchi leggera le onde è necessario avere una ciurma affiatata, esperta, vogliosa e pronta a tutto. Ecco il secondo fondamentale compito del CEO: scegliere, motivare e gestire i suoi collaboratori e tutte le figure chiave dell’azienda. Ovviamente la parte di selezione, coordinamento e organizzazione dei componenti del team di un’azienda di successo merita ben altri approfondimenti e così qui voglio solo evidenziare quanto questo sia, alla fine, il compito in cui materialmente il CEO passa più tempo. Già solo la fase di recruiting richiede un sacco di ore tra scegliere dove andare a cercare i talenti, come contattarli, gestire relazioni e followup, come capire se sono adeguati, fare colloqui, immaginarsi prove e test e così via. Poi parte tutta l’attività di coordinamento del lavoro, project management, verifica dei risultati, pianificazione delle aspettative. A questo si deve infine aggiungere la capacità, veramente fondamentale per ogni CEO, di motivare la squadra, cioè di far sentire ognuno a proprio agio e farlo partecipare con passione, voglia, desiderio alle cose che sta facendo: facile quando sei lì a ricercare bosoni e particelle sub-atomiche nel laboratorio di Iron Man, un po’ più complicato se il tuo compito è inserire nomi e numeri di telefono di prospect in un foglio Excel. Ma comunque essenziale per sperare di avere un minimo di successo con la propria azienda.

Tiene a galla la barca

Per concludere, un ruolo forse un po’ meno nobile ma sicuramente importantissimo che il CEO deve svolgere è quello di tenere a galla la barca. Dalla sua tolda di comando e dalla sua posizione privilegiata da cui vede la distesa delle onde davanti a lui e tutti gli ingranaggi dell’azienda il capitano deve sempre costantemente assicurarsi che il carburante sia sufficiente (cioè ci siano soldi in banca), gli scogli ben lontani (cause legali, problemi tecnici, relazioni pericolose con fornitori o clienti e quant’altro) e le acque sufficientemente profonde (un mercato ricco e “pescoso”). Chiaramente la difficolta qui non è tanto nel contare i soldi del conto corrente o risolvere i problemi tecnici quanto piuttosto nell’avere quella preveggenza, quel sesto senso che riesce quasi istintivamente a far navigare la barchetta lontano dalle catastrofi e che, nei mari tempestosi, fa scegliere la strada più coperta e sottovento. Perché puoi avere il transatlantico più moderno e arrogante della storia ma contro gli iceberg sei sempre tu che coli a picco e quindi devi esser bravo a evitarli.

Programmi della settimana

Bene, finita questa riflessione per cercare di spiegare e spiegarmi un po’ meglio che cosa fa ‘sto benedetto CEO e proprio, anzi, per portare tutto questo nella vita quotidiana della mia azienda passiamo ai programmi della settimana. Tristemente e sconsolatamente la maggior parte sono praticamente uguali a quelli di sette giorni fa:

  1. il webinar. Adesso è diventata una cosa personale, se non riesco a mettere su bene ‘sto cavolo di webinar è un affronto alla mia intelligenza e capacità. Diciamo pure che probabilmente è successo tutto quello che poteva succedere e questa volta (anche se a microfono spento… che pistola…) me lo sono fatto quasi tutto “live” e così almeno ho studiato. Giovedì prossimo si replica, non ci sarà da lavorare alle slide ma alla promozione che è ancora tutto un altro discorso e soprattutto vediamo di evitare altre comiche
  2. consulente SEO: penso che tra lunedì e martedì farò la mia proposta ad un paio di candidati e quindi in settimana si deve chiudere. Intanto si parte con il copywriting in inglese, vediamo come va
  3. il tema principale della settimana, chiusi questi due aspetti che sono comunque completi al 70-80%, dovrà essere la pubblicità a pagamento. Anche qui penso che lascerò perdere l’idea di mettermi a studiare per fare tutto da solo e cercherò qualcuno che possa aiutarmi, sia per Facebook che soprattutto per YouTube
  4. last but not least, voglio rimettermi a fare video tutorial e a pubblicare la newsletter settimanale con gli aggiornamenti e le nuove funzionalità della piattaforma. Non penso che riuscirò a partire questa settimana ma l’idea è cominciare a pianificare le uscite, vedere quali nuove funzionalità si possono promuovere e quali video tutorial bisogna fare e così via.

 

Insomma, si prospetta un’altra settimana bella intensa. Come al solito, vi ringrazio per essere stati con me, ad ascoltarmi su questo podcast o a leggermi sul blog. E voglio ringraziare in particolare GibboBi che mi ha lasciato una recensione a 5 stelle su iTunes – che bello! Per rispondere alla tua domanda, l’app per tenere traccia delle “catene” di attività giornaliere si chiama “Chains” e la trovi su chains.cc – è molto semplice ma proprio per questo parecchio efficace.

Se chiunque altro avesse voglia di lasciarmi una sua recensione – o anche solo le stelline, va bene tutto eh! 🙂 – lo può fare comodamente su iTunes, nel tab “Valutazioni e recensioni” nella pagina del mio podcast.

Grazie, e a venerdì prossimo!