019. Imprenditore o artigiano? I dubbi di una settimana agrodolce

Salve a tutti, eccoci alla diciannovesima puntata del nostro viaggio insieme. Grazie per essere qui ad ascoltarmi, benvenuti se questa è la vostra prima volta (di una lunghissima serie, mi raccomando!), bentornati se mi ascoltate (o leggete) già da un po’.

Una settimana agrodolce

La settimana appena passata è proprio quella che si può definire agrodolce. Senza anticipare le cose fatte e quelle mancate di cui parlerò fra poco, il “dolce” viene da un nuovo acquisto di un cliente che, dal nulla e senza nessun intervento da parte mia – quindi nella modalità giusta – ha comprato uno dei nostri pacchetti mensili. L'”agro” però è che dopo 10 minuti ha cancellato il suo acquisto e ha richiesto un rimborso perché sul suo computer il nostro software non funzionava… Ouch!

Mettendoci poi che ho dovuto bloccare l’account di un paio di clienti che non hanno pagato (ma potrebbero riattivarlo) le revenues mensili sono leggermente scese, sui €2,400.

A proposito del cliente con “toccata e fuga” voglio però vedere il bicchiere mezzo pieno: i problemi tecnici che ha avuto non mi risultano a dir la verità molto chiari (pur con lo stesso computer e browser non siamo riusciti a replicarli) quindi è probabile che siano qualche cosa di specifico di quella persona lì e non strutturale del sistema. Invece per me adesso è importante che ci sia stato di nuovo qualcuno che, senza nessun intervento manuale da parte mia o di altri, ha tirato fuori la carta di credito e ha deciso di pagarci per il servizio che offriamo. E questo è buono.

Un altro aspetto agrodolce della settimana riguarda le registrazioni sul sito. Dopo un inizio di settimana a dir poco scoppiettante (martedì ci sono state 6 registrazioni!) da mercoledì in poi si è prosciugato tutto, con pochissimi nuovi utenti sul sito. Ora, la cosa fastidiosa è non riuscire a capire il perché di queste fluttuazioni e quindi non avere gli strumenti per dire: bene, questo funziona, continuiamo e anzi raddoppiamo. Quindi, frustrazione.

Wins & Fails

Passando alle cose fatte, quindi ai win della settimana, non siamo andati male:

  1. abbiamo fatto il webinar. E vai! Questo è veramente un big win perché adesso ho definito una procedura, preparato il materiale e sistemato tutto per tenere il webinar. Anche qui, la nota agra è che non è venuto nessuno (ma proprio nessuno!) però tutto sommato è andata anche meglio così: sono emersi una serie di problemi tecnici tra Keynote (il PowerPoint della Apple) e Google Hangouts che avrebbero reso la cosa a dir poco ridicola. L’importante era partire, il prossimo webinar sarà migliore (e sicuramente più affollato, anche perché di meno vuol dire che non ci sono neanche io) e quindi avanti così
  2. questa cosa mi ha anche permesso di predisporre e affinare il sistema di invio delle newsletter one-shot, cioè non ricorrenti. Anche questo è un bel win perché penso che buona parte della carenza di crescita nei ricavi di mob.is.it sia da far risalire proprio alla mia cronica mancanza di un contatto frequente e periodico con gli iscritti e questo strumento dovrebbe risolvere il problema (già a partire dalla storia del webinar, ad esempio)
  3. sempre in tema email e conversioni ho avuto una telefonata giovedì con una copywriter che potrebbe occuparsi di scrivere e ottimizzare la sequenza di drip emails, ovvero le email che vengono inviate automaticamente dal sistema a chi si registra e lo prova gratuitamente, nei giorni e nelle settimane successive. L’idea è rendere più facile capire che cosa può fare mob.is.it e quindi trasmettere subito e meglio il valore di quello che proponiamo così da (si spera…) aumentare il numero di persone che lo useranno e che compreranno un pacchetto mensile. Bisogna valutare la proposta che mi farà ma è un ambito importante su cui lavorare e in cui ho molto bisogno di aiuto.

Per quel che riguarda invece i fail, ovvero le cose che ho mancato, eccoci qua:

  1. consulente SEO: questo in realtà è un mezzo fail perché ho ristretto la lista a 3 candidati e, anzi, ho avuto qualche idea su come possibilmente integrare il lavoro di due che si potrebbero occupare di ambiti complementari. Poi ho avuto anche una telefonata con uno dei 3 (una piccola agenzia di un paesino inglese) e quindi mi direi piuttosto avanti in questa fase di ricerca. Resta comunque una mancanza perché ad oggi il consulente SEO, di fatto, non ce l’ho.
  2. pubblicità a pagamento: questo è il fail concreto più ampio. Mi ero ripromesso di studiare e preparare il lavoro per (ri)partire quanto prima con la pubblicità a pagamento e invece ci ho lavorato proprio poco. Sì, ho ascoltato un paio di podcast ma non mi sono dedicato con la giusta attenzione e quindi non sono per niente pronto, la settimana prossima, a lanciare campagne su YouTube o Facebook. Sarà il tema principale dei prossimi sette giorni ma doveva esserlo di quelli passati…
  3. infine, un fail più strutturale e profondo è legato alla mia scarsa capacità di scegliere le cose “giuste” da fare, dedicando ancora troppe risorse ad attività che rendono poco (per tornare alla puntata scorsa, passo ancora troppo tempo facendo cose da €100 o addirittura €10 all’ora e pochissimo quelle da €1.000 e €10.000). Essendo una cosa piuttosto importante mi ha suscitato una serie di pensieri che voglio adesso approfondire un po’ con voi.

Artigiano o imprenditore?

La riflessione, il dubbio più profondo della settimana – anzi, degli ultimi mesi – è stata proprio una domanda quasi esistenziale, alla base stessa di questo mio percorso personale e professionale. Ma in fondo io sento davvero di essere un imprenditore o piuttosto sono, nel profondo e nell’animo, un piccolo artigiano?

Il dubbio è illuminante e per certi versi anche un po’ sconvolgente.

Per capire perché è davvero così importante questa distinzione, per me, voglio partire dalla mia storia personale, da qualche pezzettino della mia biografia. Mettermi in proprio non è mai stata una scelta opzionale con alternative praticabili: era ed è l’unica cosa che posso fare nella vita e quegli anni in cui ho lavorato da dipendente o con dei soci sentivo che non era proprio la mia strada al 100% (ma in alcuni casi  neanche al 10%…).

Ho sempre imputato questa mia tendenza istintiva un po’ alla genetica e molto alla mia famiglia: entrambi i miei genitori hanno avuto un lavoro autonomo e questa autonomia e iniziativa imprenditoriale è qualcosa che ho respirato da sempre in casa, mista al senso di libertà (è solo un “senso” di libertà, ma di questo parleremo un’altra volta…) che mio padre e mia madre hanno manifestato nella vita quotidiana e nel loro rapporto con me. Da sempre ho dato per scontato questo elemento della mia personalità: i miei genitori sono stati dei piccoli imprenditori ed è naturale che io desideri esserlo (oh, sia chiaro, non che si debbano sempre seguire le orme dei propri avi però in questo caso a me va bene).

Riflettendo però bene su questo punto e sul percorso che sto realizzando, sui risultati che non arrivano come vorrei e sul mio atteggiamento e approccio al lavoro mi sono accorto proprio in questi giorni ma, come si dice, meglio tardi che mai, di una sottile ma sconvolgente sfumatura. I miei genitori non sono stati degli imprenditori ma degli artigiani. Abbastanza di successo e con un’attività autonoma e imprenditoriale, è vero, ma con la dimensione, la struttura, la programmazione e l’approccio classico della piccola e piccolissima impresa artigiana.

Lo snodo fondamentale qui non è ovviamente legato alla “clonazione” della mia vita rispetto ai miei: è certo che ognuno segue la sua strada e che il suo percorso personale è frutto di una miriade di combinazioni, studi, incontri, viaggi, letture e tutto il resto per cui non è che, al netto dei problemi sociali e “di classe” di cui non è il caso di parlare qui, se uno è figlio di operaio farà l’operaio, di dipendente il dipendente, di artigiano l’artigiano e così via.

Il punto focale è un altro.

Il punto focale è che ogni pensiero, parola, atteggiamento, discussione e gioia che il piccolo e medio Silvio percepiva nella dinamica familiare sono diventati dei semi che, consciamente o inconsciamente, hanno plasmato la mia personalità e la matrice del mio presente. Ripeto, il sistema non è meccanico, il libero arbitrio c’è sempre per tutti: ma questo libero arbitrio si muove in una struttura definita, in un universo che ha delle leggi (quasi) inviolabili e (spesso) invisibili che ci portano sistematicamente ad avere sempre lo stesso atteggiamento, ad ottenere sempre gli stessi risultati, a commettere sempre gli stessi errori (ecco qui quella che gli psicanalisti chiamano “coazione a ripetere”. Così, tanto per buttarla lì…).

E allora ecco. Se voglio cambiare qualcosa forse è anche – se non soprattutto – questo il terreno su cui lavorare: andare a scavare per svelare le regole del mio universo, studiarle e, se è il caso, sovvertirle.

Fa tutta la differenza del mondo

Ma poi perché, vi starete chiedendo voi e tutto sommato mi sto chiedendo anche io, è così importante sviscerare questa differenza? C’è davvero tutta questa diversità fra un approccio artigiano e uno imprenditoriale? Siamo sicuri che questo sia davvero un punto nodale, che buona parte delle mancanze nei piani e nei risultati dipenda proprio da questa sottile e magari pure solo linguistica differenza?

Beh, secondo me sì. Potrei sbagliare ma ho la sensazione che questo possa essere un primo nocciolo della questione: il pensiero contribuisce a formare la nostra realtà e a plasmare i nostri risultati e così andarne a studiare le origini più remote non può che portare a capire qual è la vera fonte di risultati che otteniamo.

E allora per parlarne meglio e provare a sistematizzare un po’ la cosa, per me e per voi, voglio esplorare cinque modalità diverse di approccio al business, cinque domande la cui risposta dovrebbe aiutare a capire se quello che faccio è da artigiano o imprenditore.

Un artigiano fa, un imprenditore delega

Secondo me la differenza principale fra un artigiano e un imprenditore è che, di base e sostanzialmente, l’artigiano fa e l’imprenditore delega. Chiaramente può succedere che un artigiano abbia dei collaboratori mentre l’imprenditore si metta a scrivere del codice o stringere di bulloni e allora per essere più espliciti allora mettiamola così: l’artigiano è essenziale nella realizzazione materiale del suo prodotto, l’imprenditore no. Anzi, il sogno imprenditoriale è proprio quello di creare un sistema/azienda che funzioni “da solo”, mentre il fondatore è in vacanza alle Maldive e la sua struttura produce, vende e crea valore senza il suo intervento diretto.

Un artigiano è ossessionato dal suo prodotto, un imprenditore dalla sua azienda

Ne consegue allora che per un artigiano l’ossessione, l’attenzione principale è tutta sul suo prodotto, su quello che fa e c’è spesso un vero e proprio piacere fisico nel manipolare la materia, collegare fili, accarezzare capelli o plasmare vasi. L’imprenditore invece dà tutto questo per scontato, assodato: la sua attenzione è nel creare una struttura che sia in grado di vendere il prodotto, portarlo nelle tasche o nelle case del massimo numero di persone, trovando i modi più efficaci di far conoscere e far acquistare quella roba che lui ha delegato qualcun altro a fare (e che magari manco sa come si fa). Anche qui, sia chiaro, la differenza non è manichea perché vendere un prodotto che fa schifo porta alla rovina così come concentrarsi solo sul fare e non sul commercializzare per l’artigiano – però è l’attenzione e il focus che sono diversi.

Un artigiano conosce per nome tutti i suoi clienti, un imprenditore tutti i suoi mercati

A cascata e di conseguenza l’artigiano finirà per conoscere per nome e cognome tutti i suoi clienti, le loro esigenze e preferenze e anzi proprio questo approccio personale sarà un elemento essenziale nel successo del suo business. L’imprenditore invece deve ragionare per macro-gruppi, pubblico, mercati di riferimento, aggregati e statistiche: il suo obiettivo è sembrare il più personale possibile attraverso però un sistema che sfrutti big data, pixel di retargeting e tutte le ultime diavolerie statistiche e di analisi per non “toccare” praticamente mai (se non, al massimo, in fase di customer discovery) la fisicità dei suoi clienti.

Un artigiano risparmia, un imprenditore investe

Passando ad aspetti più strategici, economici e finanziari, la differenza che vedo fra un artigiano e un imprenditore è che il primo ha come obiettivo superiore la sopravvivenza dell’azienda e dunque deve far quadrare i conti, settimana dopo settimana e mese dopo mese, facendo di solito delle scelte molto conservative quando si tratta di investire, spendere e rischiare con i capitali e gli utili. Un imprenditore invece non deve e non può “accontentarsi”: il suo approccio è inevitabilmente molto più rischioso, investendo soldi propri o degli altri per portare la sua azienda a fare salti, piuttosto che a camminare tranquillamente e crescere senza correre (e rischiare di inciamparsi).

Un artigiano pensa alla fine del mese, un imprenditore alla fine dell’anno

E dunque inevitabilmente l’orizzonte strategico è diverso. L’artigiano pensa a fare bene il suo lavoro, quello che oggi chiedono i suoi clienti per arrivare nella maniera migliore alla fine del mese, pagare gli stipendi agli impiegati, saldare l’affitto del negozio e possibilmente intascarsi un po’ di soldi. L’imprenditore deve immaginare che cosa succederà fra un anno, cinque anni, dieci e orientare la sua azienda come una nave che risponde ai giri del timone con molto ritardo – e quindi senza preveggenza ma anche un po’ di incoscienza rischia sempre di schiantarsi verso degli scogli che adesso non si vedono ma che lui deve sforzarsi di immaginare già.

E io?

E io? Tra questi due archetipi di lavoro autonomo, chi sono? Eh, bella domanda. Il cuore mi dice che vorrei tanto essere l’imprenditore ma il cervello e i fatti mi indicano che fino ad oggi mi sono comportato più da artigiano – ruolo più che rispettabile e ammirevole, sia chiaro, ma che forse non è proprio quello che desidero.

Insomma, la faccenda è complicata. Penso sia già un buon passo avanti aver individuato questo dualismo e questi due modelli, uno dal quale vorrei liberarmi e l’altro verso cui vorrei tendere. Senza già iniziare a pensare ad un “giusto mezzo” che, viste come stanno le cose, mi sembrerebbe solo il classico compromesso per non cambiare nulla. O si fa, o non si fa.

Programmi della settimana

E per cambiare allora qualcosa eccoci ai piani della settimana che verrà, da lunedì 22 a venerdì 26 febbraio 2016:

  1. l’obiettivo primario è chiudere il discorso del consulente SEO. Entro questa settimana devo aver definito che cosa voglio, chi voglio e che tipo di accordo voglio stringere così da poter iniziare a lavorare
  2. sicuramente voglio organizzare un altro webinar, giovedì prossimo. Ci sono stati un bel po’ di problemi tecnici durante il primo e si migliora solo provando e riprovando. In più ora la presentazione è pronta e quindi devo solo sistemare meglio il meccanismo e invitare più persone
  3. devo pensare più concretamente alla pubblicità, in particolare YouTube e Facebook (sempre video). Per questa settimana mi limiterò a studiare che cosa fare e come farlo, eventualmente scrivendo qualche nuova traccia per dei video pubblicitari da promuovere. L’idea comunque è essere pronti per partire la settimana successiva a questa
  4. infine, dopo tutta la riflessione che ho fatto prima, voglio sforzarmi di pensare più come un imprenditore e meno come un artigiano: razionalmente le cose le so (i quattro quadranti, le attività da 10, 100, 1.000 e 10.000 euro, la regola 80/20 e tutto il resto) e quindi forse si tratta di fare un lavoro più profondo, oltre il razionale e che pianti ad un livello più intimo questi benedetti semi del cambiamento. Vi terrò sicuramente aggiornati su come va!

 

E allora grazie ancora una volta per avermi ascoltato (o letto) fino al fondo. Ringrazio ancora una volta chi ha voluto lasciarmi una recensione su iTunes – e sarebbe veramente bello riceverne ancora così da capire se e quanto questo mio racconto vi faccia compagnia e vi piaccia.

A venerdì prossimo!

Category : Podcast