014. Paure e dubbi, i miei inseparabili compagni di viaggio.

Buongiorno a tutti, cari ascoltatori vicini e lontani – come si diceva una volta.

Bentornati nel mio podcast e benvenuti nel secondo episodio del 2016. Nell’ultimo periodo ho ricevuto da amici che stimo parecchio un paio di feedback molto piacevoli su questo mio racconto e questo non può che rendermi felice. Anzi, se chiunque mi ascolti avesse voglia di mandarmi due righe o magari scrivere una recensione su iTunes, beh sarebbe proprio un bel regalo di inizio d’anno!

Wins & Fails

La puntata di oggi sarà un po’ più personale del solito e vi parlerò delle mie paure da imprenditore e uomo che ha deciso di vivere questa avventura. Mob.is.it, il mio business è di fatto in letargo per quel che riguarda nuovi utenti e nuove revenues e la causa di questo sta nel fatto che il sito riceve troppe poche visite, contando anche che per Natale e come “pausa di riflessione” ho interrotto la pubblicità a pagamento su Google AdWords.

Per questo motivo e per una serie di riflessioni di questo inizio d’anno non ha senso focalizzarsi su obiettivi diversi che non siano mirati ad aumentare le visite al sito (se davanti ad un negozio non passa mai nessuno puoi avere la vetrina più bella che ci sia ma te la ammiri solo e soltanto tu) – e quindi se nella settimana ci sono stati dei win “formali”, per dir così, si tratta comunque di un fail in generale non aver centrato al 100% l’attenzione su questo obiettivo.

Paure e dubbi, ombre e nebbia

E così, da già che ci sono, voglio cogliere questa occasione per raccontarmi (e raccontarvi) con franchezza il mare di dubbi, paure, insicurezze e incertezze in cui naviga la mia barchetta.

E se non ce la faccio? E se non solo non arrivo nei tempi che mi sono dato all’obiettivo che mi sono posto – ormai ad esempio mancano pochi mesi ai miei fatidici 10k ma tanti, tantissimi risultati – ma se sono proprio su un binario morto? Se tutta questa fatica alla fine non è altro che correre come un cricetino che zampetta veloce nella sua ruota ma che sta sempre fermo nella sua gabbietta?

Non so com’è, a dire il vero, per gli altri imprenditori e aspiranti tali perché, ahimè, non ne frequento tanti e in generale a nessuno piace parlare dei momenti bui, di pessimismo e dubbi. Non mi consolerebbe comunque sapere che questi pensieri sono diffusi nella mia categoria: mal comune, per me, vuol solo dire che stanno male in tanti e poi, come dice il buon Tolstoj, “tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”.

Ora, non posso dirmi certo infelice come la povera Anna nella sua “bella” famiglia – però insoddisfatto sì. E per rendere più chiaro questo momento di frustrazione proverò allora ad elencare le paure e i dubbi che mi attanagliano in questo momento: vederli nero su bianco o sentirli scandire sarà sicuramente utile a me e spero anche a voi ascoltatori, non foss’altro che per capire che cosa passa, talvolta, nella testa di uno che vuole fare business, oggi, sul web.

Paura di aver sbagliato mestiere

Mi piace seguire un ordine che va dai pensieri più cupi, pessimistici e strutturali – ma quindi, proprio per questo, fortunatamente meno frequenti – per arrivare invece a dubbi più concreti e quotidiani che offuscano giorno per giorno il cammino.

In questa scala il primo e più basilare dubbio che – raramente, ma capita – mi assale è quello di aver sbagliato mestiere.

Questo pensiero mette in discussione tutto quanto, le scelte di vita oltre che professionali: e se invece di provare a giocare a fare lo startupper mi cercassi un lavoro normale come gli altri? E se io non fossi proprio in grado di gestire questo tipo di vita? Se la mia non fosse altro che una scelta di comodo e quella che chiamo “libertà di orario” in realtà è solo pigrizia ad alzarmi presto la mattina, vestirmi decentemente, prendere l’autobus come fanno miliardi di persone e entrare in un ufficio o una fabbrica dove c’è un capo che mi rompe le balle a cui devo comunque dare retta?

Brrr… Pensieri che fanno venire i brividi perché minano dal fondo tutto l’edificio che mi sto faticosamente (ma, a ‘sto punto…?) costruendo in questi anni.

E allora proseguiamo.

Paura di non essere abbastanza bravo

Ammettendo che questa possa essere la strada di vita giusta – o almeno una strada non troppo sbagliata – vengono poi tutti i dubbi sulle mie effettive capacità professionali, tecniche, organizzative e imprenditoriali.

Questa paura è appollaiata sul mio newsfeed di Facebook e si pasce di notizie che vedono giovani startupper ricevere fantastilioni di finanziamenti, arditi imprenditori chiudere contratti multimilionari e anche solo piccolissimi social media guru raccontare di mirabolanti campagne Facebook o AdWords con tassi di conversione stellari. Mentre io sto lì ad aspettare che una cacchio di persona da qualsiasi parte del mondo si registri sul mio cacchio di sito, anche solo per sbaglio.

Questo potrà anche essere un problema connaturato e amplificato dai social media in cui siamo immersi (come si dice, paragoniamo la noia del nostro documentario quotidiano con i trailer del film della vita degli altri) ma è un pensiero che c’è, e pure fastidiosamente spesso, nel retro della mia mente. Chiaramente l’antidoto sono i risultati che otteniamo e visto che tardano ad arrivare questa paura si insinua più spesso di quanto dovrebbe, intossicando oltre il lecito il mio tempo. Non per niente ho disattivato il mio feed su Facebook.

Paura di aver sbagliato prodotto e/o mercato

Proseguendo e scendendo ancora di più, per dir così, nell’ambito professionale un dubbio pressoché inevitabile è quello di aver sbagliato il prodotto che si è deciso di creare o il mercato a cui si è deciso di rivolgersi. In sostanza, è il dubbio sul cosiddetto “product/market fit“, il termine che è stato prima introdotto da Marc Andreessen e reso poi l’ossessione di tutti gli startupper del mondo da Sean Ellis.

Questa paura è tipica dell’imprenditore che, come me, lavora in settori che non sono ancora consolidati e maturi ma che anzi sono ancora in fase di crescita e comprensione da parte del pubblico. In parole semplici riguarda l’effettiva capacità di creare un prodotto per cui ci sia una domanda sufficiente da giustificarne la produzione in maniera imprenditoriale.

Se il macellaio sa bene che un mercato per il suo prodotto c’è (poi magari la carne fa schifo e nessuno la compra ma è da 30.000 anni che la gente compra e consuma carne) nel mio caso, ad esempio, questo non è scontato. Mob.is.it, la mia azienda, è un sistema online per creare siti mobili e applicazioni native – e siamo proprio sicuri che ci sia un numero sufficientemente alto di persone nel mondo che abbia bisogno proprio di questa roba qua e che sia disposto a pagare la cifra che io chiedo? Ovviamente no, non siamo sicuri e l’imprenditore che ha scelto una strada come la mia cammina sempre sul sottile filo di questo rasoio: non per introdurre paragoni scomodi ma quando Steve Jobs ha lanciato l’iPhone non era mica detto che miliardi di persone sarebbero impazzite a tirare ditate ad un telefono senza tastiera e con un solo bottone. Poteva fare la fine dei Google Glass, o del Segway. O del Betamax o di Iridium (chi se lo ricorda quel telefono satellitare dove ogni telefonata costava un rene? Nessuno, appunto)

Paura di non farcela

Se il concetto di product/market fit è e resterà sempre e comunque “liquido” (bisogna continuamente inseguirlo perché il nostro prodotto deve costantemente adattarsi ad un mercato che cambia alla velocità della luce) anche averne raggiunto un livello soddisfacente non mette al riparo da altre paure e dubbi. Ad esempio quello di non farcela.

Non basta aver capito che cosa si deve produrre e a chi lo si può vendere. Sono tantissimi i componenti di un business di successo: azzeccare il prodotto e il mercato sono la base ma poi serve la strategia, il team, un business plan che abbia senso, i soldi per farlo, l’esecuzione quotidiana, in controllo e monitoraggio dei risultati, il cashflow e il livello del conto in banca, i contatti e le relazioni giuste. E anche un po’ di culo.

Di fronte a questo massa informe e magmatica di cose a cui io, imprenditore, devo dare un senso e una direzione verso un obiettivo ben specifico (produrre ricavi e utili), beh, la paura di non farcela è una compagna inseparabile.

Paura di aver sbagliato strategia

Una volta allora che si decide di affrontare questo mostro dalle mille teste comincia il difficile (si fa per dire, fino a qua mica si è scherzato, anzi…). A questo punto infatti bisogna iniziare a prendere delle decisioni, impostare una strategia, allocare il budget, assegnare i compiti, definire gli obiettivi e le modalità di monitoraggio.

E ogni decisione che si prende ha con sé, sempre e come altra inseparabile faccia della medaglia, la paura di averla sbagliata. “Potevo puntare sul mercato italiano. No forse era meglio se mirava al mercato americano. Però se mi rivolgevo ai clienti enterprise invece che ai piccoli business facevo meglio. Dovevo assumere sviluppatori locali invece che rivolgermi agli Indiani” e così di questo passo.

Il problema è acuito dal fatto che l’unica controprova che si ha della validità o meno di una scelta sono i risultati ma, per definizione, le scelte strategiche hanno un orizzonte temporale relativamente lungo (almeno 6 mesi, di solito di più). Così in attesa di ‘sti benedetti risultati che non arrivano si rischia di cambiare strada una decina di volte, rendendo sempre più difficile il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo e soprattutto la verifica della bontà o meno di un percorso.

Insomma, un casino.

Paura di aver sbagliato esecuzione

Poi, quando anche si decide una strada e si scantona il meno possibile, bisogna eseguire. E lì sono cacchi amari (insomma va sempre peggio…). Prima di tutto come dice il caro Capannelle alla fine de “I soliti ignoti” a Gassman che si ritrova travolto e spinto in un cantiere dove cercavano operai: “Ma lì, ti fanno lavorare!”.

E bisogna lavorare, duro e senza indulgenza, in più convivendo tutti i giorni con il costante dubbio di aver magari scelto quel collaboratore sbagliato, di aver perso tempo troppo tempo su un articolo che si poteva scrivere più velocemente, di essere rimasto un’ora al telefono con quel prospect a cui si poteva dire “arrivederci” mezz’ora prima perché il risultato era uguale – e via così.

Dubbi dubbi e ancora dubbi sull’esecuzione quotidiana, sulla lista dei todo di oggi, di domani, di ieri, sui compiti assegnati su Trello o le issues aperte su BitBucket (per chi non sa di cosa sto parlando: strumenti per gestire il project management e le attività dei progetti), sulle priorità della giornata e le attività in cui mi faccio trascinare sapendo che sono solo una perdita di tempo.

Paura di aver paura

Che quadro desolante! Beh, allora volete sapere una cosa? In tutto questo mare di paure, l’unica che vale la pena davvero lottare a fondo, alla morte è la paura di aver paura.

Non voglio fare il Bacio Perugina ma c’è una frase con cui voglio chiudere questa carrellata degli orrori, e cioè: “Il coraggio è semplicemente la capacità di avere paura e agire comunque“.

Programmi della settimana

E per agire comunque, in allegra compagnia di tutte le mie paure, ci vuole disciplina. E quindi, disciplinatamente, elenchiamo i progetti per la settimana:

  • voglio ricominciare ad alzarmi presto e a lavorare almeno un’ora prima di colazione. Questa bella abitudine mi aveva permesso di rendere molto più produttive le mie giornate e invece durante le vacanze di Natale ho smesso e non sono riuscito ancora a riprendere con costanza. Anche se devo puntare la sveglia questa settimana ci si sveglia presto (e quindi si va anche a letto presto!)
  • voglio rispettare il mio planning settimanale: su Trello ho creato una mappa della settimana in cui ad ogni giorno ho assegnato delle categorie di attività, che sia project management, copywriting, customer care o quant’altro. Da quando l’ho fatto (un paio di mesi fa) non l’ho praticamente mai rispettato e allora o lo butto alle ortiche o lo seguo. Proviamo la seconda.
  • voglio definire e iniziare ad implementare una strategia per generare traffico su mob.is.it, cosa senza la quale posso farmi tutte le pippe che voglio ma non si va da nessuna parte. In particolare:
    • voglio trovare qualcuno che si occupi di SEO
    • voglio definire tempi e modi per riattivare la pubblicità a pagamento, in particolare AdWords per l’Italia e Youtube per il mercato anglofono

Queste tre cose sono fondamentali e prioritarie, il resto può attendere: le prime due dimostreranno che ho ritrovato disciplina e determinazione, l’altra permetterà a mob.is.it di avere un minimo di utenti e visitatori su cui testare tutte le mie belle idee (e magari, così, en passant, a cui vendere qualcosa)

 

Grazie come al solito per avermi ascoltato fino a qui. Come mi ha suggerito un amico ed esperto podcaster qualche giorno fa, vi chiedo un favore: se vi è piaciuto quello che vi ho raccontato, oggi e fino a qui, sarebbe davvero bello avere una vostra recensione su iTunes. Vi basta aprire iTunes, cliccare su “Podcast” e poi su questa puntata, fare clic sul pannello “Valutazioni” e poi scrivere lì il vostro parere.

Alla prossima!

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