013. Propositi del nuovo anno? No grazie! Non sono S.M.A.R.T.

Carissimi ascoltatori e lettori di Opus Digitalis, bentornati dopo una settimana di pausa al racconto del mio viaggio imprenditoriale. E Buon Anno Nuovo!

Come potete facilmente immaginare non ci sono grandissime novità accadute negli ultimi 14 giorni sul fronte mob.is.it. Complice il Natale e una mia pausa di riflessione e riorganizzazione delle idee per quel che riguarda le iniziative di marketing (ma stiamo andando forte su strategia e pianificazione dei prossimi mesi) sia le nuove registrazioni che i nuovi ricavi sono stagnanti.

Wins & Fails

Il fallimento più grosso delle scorse due settimane è stato il pochissimo tempo che ho dedicato al lavoro. Vanno bene tutte le scusanti, fra viaggi, famiglia, vacanze e malanni (ho avuto taaanto male al pancino per un bel po’ di giorni!) ma ho lavorato veramente troppo poco, sfruttando male quel tempo che sono riuscito comunque a ritagliarmi fra i vari impegni extra-lavorativi. Questo è un grosso fail perché ne sono recidivo e devo stare molto attento a non perdere tempo e a focalizzare al massimo la mia attenzione sulle cose veramente importanti (un giorno parleremo della regola “80/20”) – quindi fallimento da cui trarre insegnamento doppio.

Tra i win posso però indicare un paio di cose di cui sono piuttosto soddisfatto:

  1. ho capito un po’ meglio la strada di marketing che voglio far prendere a mob.is.it, distribuendo le forze su tre fronti (SEO, video ads e AdWords) che vi descriverò meglio in una puntata apposta ma che volevo anticiparvi oggi
  2. mi sta piacendo sempre di più questo mio delegare e coordinare il lavoro altrui, ad esempio nell’ambito della scrittura di codice (il junior che ha trovato Francesco si sta rivelando piuttosto bravo) ma anche con Elena, la stagista (di cui tra l’altro ho finalmente messo la bio nella nostra pagina “About“!). La cosa di cui sono più contento è che ora per qualsiasi progetto mi venga in mente il mio primo pensiero è “a chi lo faccio fare” e non “come faccio a farlo da solo” – e questo è un ottimo segnale
  3. grazie anche ad un paio di chiacchierate con un potenziale cliente americano ho capito meglio la “Unique Selling Proposition” di mob.is.it, cioè quelle caratteristiche che lo possono rendere unico e quindi più facile da vendere e comunicare. Per ora sono ancora in fase di elaborazione perciò non vi anticipo niente ma ho in programma di lanciare questa nuova comunicazione nel giro di un paio di settimane e quindi ve ne parlerò appena avrà senso.

Il proposito di non fare propositi

Passati in rassegna i wins e i fails di queste due settimane a cavallo di Natale e Capodanno ed essendo allora questo il primo post dell’anno nuovo sarebbe l’occasione ideale per sciorinare i mie progetti e Buoni Propositi per il 2016, giusto?

Sbagliato!

Se devo essere sincero trovo questa abitudine poco soddisfacente e utile. Ci sono un paio di motivi per cui non mi piacciono i buoni propositi di inizio d’anno e così invece di perdere del tempo proponendovi la mia dieta del 2016 o promettendovi settimane in palestra voglio dedicarmi oggi a chiarire perché secondo me questo genere di “propositi” sono pressoché inutili e quali sono invece le caratteristiche che rendono degli obiettivi realmente efficaci e validi.

In particolare, voglio parlarvi di un metodo attribuito ad un autore che si chiama Peter Drucker e che definisce alcune caratteristiche fondamentali che i progetti davvero utili dovrebbero avere. Ma prima, una ulteriore piccola digressione sul perché a me non piace proprio la base stessa su cui si basano i “buoni propositi”…

Disciplina, non motivazione

Come ho già detto altre volte io ho una scarsa opinione della classica “motivazione”, cioè del doversi aggrappare a eventi e stampelle per lo più al di fuori di noi stessi (tipo un poster) per raggiungere degli obiettivi o cambiare in meglio il nostro modo di essere.

A maggior ragione trovo perciò abbastanza poco utile ed efficace legare un qualsiasi obiettivo nella mia vita ad un evento artificioso come può essere la fine di un anno. Perché proprio oggi? Perché farlo una volta all’anno? A che cosa servono questi “propositi” e quanto dura il loro impatto nella mia vita quotidiana?

Molto meglio, lo ribadisco, una costante disciplina e degli esercizi quotidiani che portano a costruire giorno per giorno, scalino dopo scalino un percorso sostenibile e concreto verso dei risultati che solo se affrontati così diventano raggiungibili e non restano sogni irrealizzabili da reiterare, stancamente, ad ogni Capodanno.

Sono poco S.M.A.R.T.

In più – e qui torniamo a quello che dice Peter Drucker – proseguendo su questa linea di pensiero il secondo motivo per cui non mi piacciono i propositi di inizio d’anno è che sono molto poco “S.M.A.R.T.”

Mi spiego meglio.

Nel solito stile americano di abbreviare tutto il possibile e creare acronimi ovunque un obiettivo viene definito “S.M.A.R.T.” quando ha queste 5 caratteristiche:

  • Specific (specifico)
  • Measurable (misurabile)
  • Achievable (raggiungibile)
  • Relevant (rilevante)
  • Time-bound (definito nel tempo)

Vediamo allora per quali motivi i classici “Propositi del Nuovo Anno” non soddisfano questi criteri – che sono invece essenziali, a mio modo di vedere, perché un qualsiasi progetto o piano che si basa sul raggiungimento di determinati obiettivi possa avere le massime chance di successo.

Specifico

Un obiettivo è specifico quando è molto ben definito in tutti i suoi dettagli – e per aiutarci in questo si può provare a rispondere a 6 domande ben definite (che sono, in inglese, 6 “W”) – alcune delle quali contengono già risposte ad altri criteri:

  1. chi è coinvolto in questo obiettivo (“who?”)
  2. che cosa voglio raggiungere (“what?”)
  3. dove deve avvenire questa cosa (“where?”)
  4. quando deve succedere questo evento (“when?”)
  5. che cosa esattamente deve accadere (“which?”)
  6. perché voglio fare questa cosa (“why?”)

Contrariamente a questo, quasi inevitabilmente i propositi di inizio anno sono molto generici e vaghi proprio perché devono coprire – almeno idealmente – un periodo molto lungo di tempo, cioè un anno. Eccoci allora lanciarci in nebulosi “voglio fare più esercizio”, “voglio dimagrire”, “voglio guadagnare di più” – affermazioni così generiche che non producono nessun effetto duraturo nella nostra energia se non un immediato senso di benessere e frenetica voglia di fare che si squaglia però in brevissimo tempo, come neve al sole. Molto più efficace sarebbe dire “Questa settimana io voglio andare in palestra per almeno 4 giorni e fare 100 addominali” (scusate non vado in palestra quindi non so cosa dico…). Questo sì che è un obiettivo specifico, e come tale può essere mantenuto, aggiornato e reiterato ogni settimana.

Misurabile

Meno il progetto è specifico più e difficile misurarlo: certo, se diciamo “voglio dimagrire” la bilancia può dirci se lo stiamo facendo ma se non ci siamo posti un obiettivo misurabile e specifico come sappiamo se ci stiamo arrivando? Come stiamo andando? Quando ci dobbiamo fermare? O se dobbiamo accelerare?

Ad ogni risultato dobbiamo associare dei parametri quantitativi che siano misurabili e valutabili oggettivamente – e soprattutto per i quali tutto questo sia fattibile in itinere così da permetterci sempre di aggiustare il tiro, anche in corsa.

Raggiungibile

Per proseguire, uno dei problemi classici dei propositi di inizio d’anno (e in generale di questi obiettivi così generici e difficili da misurare) è che sono troppo poco realistici – o meglio, realizzabili. Proprio perché poco radicati nella realtà immediata ci portano a perderci inseguendo i nostri sogni ad occhi aperti: ci lasciamo allora prendere dalla fantasia e non ragioniamo sugli step effettivi e necessari per arrivarci (dicendoci magari “vuoi che in un anno non riesca a comprarmi casa?!?”) perdendo di vista le azioni concrete che ci devono portare a questi obiettivi strategici e uccidendo così sul nascere le possibilità di arrivarci davvero.

Va bene sognare ma dal sogno luminoso e lontano dobbiamo sempre fare un lavoro di “regressione” per arrivare all’azione concreta che, oggi, dobbiamo fare per avvicinarci di un metro, un centimetro o un millimetro alla nostra visione. Sennò non siamo dei sognatori, siamo dei sonnambuli, che è diverso.

Rilevante

Dato poi l’orizzonte temporale così lungo questo genere di propositi rischiano spesso di perdere rilevanza, cioè peso e attinenza con quello che giorno dopo giorno e settimana dopo settimana è davvero importante nella nostra vita.

Se io ad esempio mi dico a inizio d’anno “quest’anno voglio iniziare un podcast” potrei scoprire dopo qualche mese che non è quella la mia strada o che i podcast sono diventati inflazionati e nessuno li ascolta più. Ho fatto però un investimento emotivo e ho preso un impegno con me stesso (quantomeno inconsciamente) e quindi corro il fortissimo rischio di impegolarmi ugualmente in un progetto che non è più rilevante per il mio presente solo perché qualche mese prima me lo ero posto come obiettivo. Un bello spreco di preziose risorse, no?

Definito nel tempo

Infine, proprio per definizione un proposito di inizio d’anno ha un orizzonte temporale molto vago – “nel prossimo anno”, che vuol dire domani o fra 364 giorni. Una delle malattie più umane e comuni è la procrastinazione e questo virus pullula e cresce con grande virulenza negli spazi di tempo indefiniti o troppo larghi. E’ ormai assodato (anche formalmente in quella che viene chiamata la “legge di Parkinson”) che se io ho otto ore per compiere un task ci metterò non meno di otto ore, se ne avessi quattro, beh, è molto probabile che riuscirei a completarlo comunque nel tempo che ho a disposizione.

Se a gennaio mi dico “quest’anno voglio lanciare il mio blog personale” è abbastanza certo che non ci penserò fino a metà luglio, poi mi dirò che è piena estate e forse installerò WordPress non prima di novembre per scrivere il mio primo (e ultimo) post dell’anno verso dicembre, promettendomi e proponendomi solennemente che l’anno successivo lancerò finalmente il mio blog.

Programmi della settimana

Oh, in conclusione di questa tirata contro i propositi di inizio d’anno non è che sia sbagliato in assoluto decidere oggi che cosa vogliamo ottenere nei prossimi 12 mesi e pianificare la propria strategia di lungo periodo. E’ che, piuttosto, con la scusa dei “Buoni Propositi” si dimenticano spesso i criteri fondamentali che un qualunque obiettivo dovrebbe avere, confondendo piani temporali e perdendo così del tempo e delle risorse preziose che potrebbero essere canalizzate molto meglio.

E allora per restare totalmente in tema, vediamo i piani per i prossimi 7 giorni, cioè per la settimana dal lunedì 11 a venerdì 15 gennaio 2016:

  • per prima cosa voglio completare l’implementazione della nuova comunicazione del messaggio fondamentale di mob.is.it (quella che prima ho chiamato la “unique selling proposition”) in particolare in due maniere:
    • cambiando i testi principali sulla homepage
    • aggiungendo un video in cui io personalmente spiego in maniera chiara che cosa aiuta a fare mob.is.it
  • voglio poi proseguire sulla strada del SEO, cioè ottimizzando le pagine e il sito per cercare di ottenere un miglior posizionamento su Google e quindi avere più traffico. Ho avviato il trial di Moz, un tool che sembra piuttosto promettente e l’obiettivo della settimana è studiarlo a fondo per capire come proseguire sulla scelta delle keywords e l’ottimizzazione del sito
  • infine, con Elena, voglio lanciare una campagna di co-marketing con associazioni, organizzazioni e realtà a cui “regalare” un sito mobile o app in cambio di visibilità e curriculum. I primi step della settimana saranno la scelta del CRM e la una prima definizione della lista di prospect da contattare

 

Bene, questo è tutto, per oggi e per la prima puntata del 2016. Vi aspetto fra sette giorni per rincontrarci su questo sentiero per fare, di nuovo, un po’ di strada insieme. Buona settimana!

 

Risorse e link