010. I miei 5 più grandi ostacoli sulla strada del successo.

Bentornati! Grazie per essere di nuovo qui ad ascoltare una nuova puntata dal mio podcast (o a leggermi su blog.silvioporcellana.it) – siamo arrivati in doppia cifra e, beh, è bello festeggiare insieme con chi ha voglia di seguirmi questo piccolo grande traguardo.

Results

Per citare un libro che non ho mai letto ma che mi sono trovato spesso in obbligo di dire che l’avevo fatto (succede coi classici, no?), niente di nuovo sul fronte occidentale. Anzi, c’è stata pure, proprio oggi venerdì 11 dicembre 2015, la “defezione” di un cliente la qual cosa fa scendere le MRR sotto i €2.500 (il mese scorso e probabilmente questo incasseremo un po’ di più per qualche lavoretto one-time, ma non sono per l’appunto recurring). I tassi di conversione sono più o meno sempre i soliti – è ovvio che questa situazione di stasi aspetta qualche scossone abbastanza drastico per muoversi e dunque finché non mi deciderò a darlo sarà altamente improbabile che le cose cambino da sole.

Wins

  1. Un win parziale ma di cui sono comunque abbastanza contento è che ho finalmente reso pubblico questo podcast. Ne ho parlato sul mio profilo Facebook e la risposta è stata più che buona (certo, alcuni amici avranno messo un like sulla fiducia e per farmi un piacere ma ci sono stati dei feedback molto interessanti). Il win è parziale perché ne ho parlato comunque in maniera privata e non in gruppi o community pubbliche (è quello che mi riprometto di fare questa settimana) – ma da qualche parte bisogna cominciare.
  2. Il grosso, grossissimo win della settimana è che… rullo di tamburi… ho finito il video-corso!! Lo so che non ci credete, ma è proprio così: ho montato tutti i pezzi che avevo, su Fiverr ho trovato un ragazzo russo che mi ha fatto una bella intro, con After Effects e AudioJungle ho anche trovato dei bei titoli e sottopancia e così – voilà! Il corso è finito!
    Quasi. Nel senso che voglio ancora fare qualche piccolo aggiustamento (adesso che lo vedo tutto intero ho più chiaro cosa va sistemato) ma il grosso è fatto.

Fails

  1. Sarà stato un grande win ‘sto benedetto video-corso – ma è anche l’unico della settimana. E quindi questo è il primo fail: per svariati motivi personali ho lavorato poco e prodotto ancora meno. Ho già detto altre volte che le ore di lavoro non si contano ma si pesano però qualcosa sulla bilancia bisogna metterla. Anche perché i risultati continuano a non arrivare e la causa è (anche) in questo.
  2. Non sono riuscito ad iniziare a lavorare su Facebook Ads e, in generale, a pensare e testare fonti di traffico al sito che siano immediate, abbastanza qualificate, sostenibili e scalabili. Questo è un problema strutturale perché se non passano persone davanti al “negozio” non possono neanche entrare, provare la merce e comprare. Le strategie di marketing che stiamo mettendo in atto (principalmente content marketing e SEO) hanno impatto nel medio/lungo periodo ma, come diceva Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti e quindi tocca mettersi sotto per trovare qualcosa di più immediato
  3. Il fail più grosso è che non sono riuscito ad organizzare meglio la mia settimana e, anzi, tutti i miei piani di lavoro sono andati a farsi benedire. Questo perseverare nella disorganizzazione e scarsa disciplina mi ha fatto riflettere su quelli che sono i miei più grossi limiti nel crescere, professionalmente, come imprenditore e manager. Ne voglio parlare qui con voi prima di tutto per una sorta di catarsi pubblica (saranno 5 anni che volevo usare questa parola) e anche perché forse qualcuno potrà riconoscerne alcuni anche nel suo carattere e dunque, quantomeno, sapere di non essere il solo a doverli combattere.

I 5 ostacoli

Ecco allora i 5 ostacoli più ardui e impervi che ho individuato, dentro di me, sulla strada verso il mio successo imprenditoriale e professionale. Li ho messo in un ordine di priorità, cioè dai più veniali ai più gravi sia in termini di impatto generale e strategico che di mia, personalissima, difficoltà a superarli.

Non saper delegare

Nonostante quello che ho detto nella scorsa puntata, l’episodio 009, un problema di entità non indifferente è la mia scarsa capacità di delegare. Sono ancora tantissime le attività non strategiche che ritengo di poter fare prima e meglio di un ipotetico “altro” e questo mio essere bravino in tutto (o quasi) ma eccellente in niente mi porta ancora troppo spesso a perdere un sacco di tempo senza avvicinarmi alla meta, o avvicinandomi molto molto lentamente e facendo giri larghissimi.

In questo ambito non si tratta più (o ancora) di una questione operativa e tattica: il problema è mentale e di atteggiamento, il mio primo istinto in qualsiasi cosa da fare è quello di cercare di risolverla da solo (magari perdendo mezza giornata per trovare un tutorial su Internet) invece che immediatamente delegarlo a qualcun altro, senza che nemmeno mi passi per l’anticamera del cervello di provare a lavorarci, senza impegnare nemmeno un millisecondo della mia mente per trovare una soluzione pratica.

Volare troppo basso

Inevitabilmente questo mio “arrangiarmi” un po’ in tutto mi porta spesso a soluzioni e prodotti sub-ottimali (dovreste vedere i risultati che ottengo quando provo a fare “design”, di qualsiasi cosa…) e quindi a ritenere che, tutto sommato, meglio di così non si poteva fare. Ciò porta con sé l’idea che io non possa nemmeno aspirare ai risultati che imprenditori di successo raggiungono (non ci posso arrivare da solo, è ovvio, e quindi non sapendo delegare non ci posso arrivare e basta. Lo vedete il circolo vizioso e la dinamica perversa di queste due tendenze?)

Il prodotto di questa improvvida unione è allora un atteggiamento di umiltà un po’ rancorosa, ammirazione invidiosa e sospettosa e, in fin dei conti, scarsa fiducia non tanto nei miei mezzi quanto nei risultati ottenibili (ammazza che brutta persona sto dipingendo! Vabbè magari in una prossima puntata parlerò dei miei pregi! ;)). E dunque, in ultima istanza, non ottengo altro che un sabotaggio continuo e inconscio dei miei progetti, schiacciati fra sogni di gloria ultraumana e giorni di grigia mediocritas (invece dell’aurea) senza trovare un giusto, ragionevole e raggiungibile medio (scusate il latinorum. Mo’ smetto).

Sentirmi superiore agli altri

E così, in totale e apparente opposizione a questo atteggiamento e, anzi, a rappresentarne l’altra inscindibile faccia della medaglia c’è il mio sentirmi superiore agli altri.

Il problema di questo atteggiamento non è tanto morale o etico – non è qui il luogo in cui parlarne, o almeno non ora – quanto piuttosto sociale e professionale. Nel mio lavoro è essenziale sviluppare empatia nei confronti degli altri – che poi non sono “altri” generici ma persone con nome e cognome, figli, un lavoro, una casa, moglie, cane, tragedie, risate e piaceri. L’essenza del mio stesso lavoro è capirne a fondo i desideri, i problemi, le aspettative e i sogni. Questa empatia non deve però essere cerebrale o forzata, finta o superficiale: è importante davvero entrare in contatto con l’intimo di chi ci sta di fronte e porsi realmente nei suoi panni per comprendere come noi possiamo aiutarlo, con le nostre capacità, a risolvere un problema che gli sta a cuore (è questo, in ultima istanza, il significato di imprenditore, per me: uno che si rimbocca le maniche e gode a fornire una soluzione ad un problema o un desiderio di altri esseri umani ben concreti e definiti).

Non è difficile capire allora come un atteggiamento di superiorità sia esattamente il contrario di questa capacità di ascolto profondo: se io (o qualcosa dentro di me) pensa che tu sia un po’ cretino, eh beh, come faccio a stare ad ascoltarti? Che faccio, mi metto nei tuoi panni, che sei un cretino?? E così si sta chiusi in queste torri d’avorio che mi sono costruito, in più offeso con il mondo che non mi “capisce” e che non mi “accetta”, anzi non mi viene a cercare per il genio che nella mia magnanimità ho così graziosamente deciso di donare al mondo, ma solo se me lo chiede implorando. Vabbè.

La coperta di Linux

E così ancora in questa torre d’avorio, non avendo ben chiara la visione e la mia mission nel mondo e nelle persone mi ritrovo a lavorare su inezie che soddisfano principalmente le mie passioni e i miei desideri, totalmente sordo al mondo in cui invece dovrei immergermi e vivere tutto il mio tempo.

Ad esempio, come avrete forse capito ascoltandomi sin qui io adoro lavorare con il codice, programmare e scrivere software – ma vi è sicuramente altrettanto chiaro che questa cosa è estremamente poco strategica e molto poco strumentale al raggiungimento dei miei obiettivi imprenditoriali: di codice ne ho già scritto tanto e tanto e tanto, adesso il mio ruolo è farlo vivere e andare nel mondo a risolvere problemi della gente, non stare lì a limarlo e lucidarlo tenendolo nascosto nel mio “garage”.

Si fa presto però a dire “Mark Zuckerberg in Facebook mica scrive ancora il codice” – certo, lo so, è ovvio. Ma quando negli ultimi 7 giorni invece io ho passato un terzo del mio tempo a scrivere PHP per un cliente (quindi facendo la cosa più sbagliata e nel terzo quadrante che esista – per chi non sa a cosa mi riferisco può leggere o ascoltare l’episodio 008 – cioè impiegando del tempo in una attività non strategica e in più che avrei dovuto delegare), e beh a quel punto posso leggere tutti i poster motivazionali e le citazioni ispirate che voglio, ma c’è evidentemente un problema più a fondo, qualcosa che va oltre.

E’ un po’ come una droga, o una brutta abitudine o la tavoletta di cioccolata nel pieno della notte – anzi forse ancora più come la mia “copertina di Linus” (mi verrebbe da dire la copertina di Linux ma non lo dico… :-P). Quando voglio dirmi di aver fatto qualcosa mi rifugio nel mio scrivere codice e vedere righe apparire sullo schermo e funzionalità aggiungersi alla marea che già ci sono su mob.is.it – e così passa il tempo girando e rigirando intorno a ‘sta macchina lucidissima (o almeno, così credo!) ma che mai esce in strada.

La Bella Vita

Eccoci all’ultimo piano dell’edificio dove abitano le mie zavorre interiori. Il mostro finale che troneggia nell’attico panoramico è un essere insidioso e sfuggente che emette un gas soporifero e nel lungo periodo letale ma inodore, incolore, anzi a dirla tutta anche un po’ piacevole da inalare, dolce a cui abbandonarsi.

Per una serie di congiunture familiari – sostanzialmente i miei genitori, nati e cresciuti fra miliardi di difficoltà, si sono fatti un mazzo a capanna per permettermi di studiare e vivere grazie ai loro mezzi – non mi sono mai dovuto preoccupare troppo di dovermi mantenere. Questa situazione – di cui chiaramente sono grato all’Universo e ai miei genitori – mi ha portato ad avere un atteggiamento molto ma molto poco pratico, per dir così. In una frase, per me i risultati concreti (e in questo intendo soprattutto i risultati di natura economica) sono un gradevole effetto collaterale del mio piacere di lavorare, realizzare progetti, “fare le mie cose”, seguire le mie inclinazioni, “realizzare me stesso” e altre amenità del genere.

Bella la vita eh?

Bella finché dura, questo è il (primo) problema. Chiaramente non ho a disposizione risorse illimitate e quindi per poter mantenere il mio stile di vita (niente di principesco ma comunque dispendioso, per come sono messo) devo intaccare in maniera abbastanza frequente il capitale. Che quindi si assottiglia, rendendo sempre meno lontana una Apocalisse che vi lascio immaginare.

In più, che cosa si dirà il Silvio cinquantenne o sessantenne quando vedrà la sua vita attiva alle spalle e ne analizzerà i risultati? Che insomma, dai, comunque ha scritto un bel programma che si chiamava mob.is.it? O che, beh, non è andata così male e fino alla pensione (ma quale?!?) tutto sommato l’ha sfangata?

Capite bene perché questo è il “mostro finale”. Tutti gli altri problemi sparirebbero di colpo o diventerebbero grandi come un vermetto da schiacciare al cambiare di questo atteggiamento. Con il salvagente nessuno impara a nuotare, mai – e in più il salvagente è pure bucato e quindi il momento della verità è lì, dietro l’angolo.

Progetti della settimana

Ok, che tirata. Grazie per aver ascoltato o letto questa mia sessione di auto-terapia pubblica – adesso passiamo ai progetti della settimana e proiettiamoci nel futuro, il campo di battaglia dove lottare e sconfiggere questi mostriciattoli. I piani della settimana dal 14 al 18 dicembre 2015 sono:

  1. Pubblicare il video-corso e iniziare a lavorare sulla sequenza di email. Ormai la parte produttiva del video-corso è completata (esultiamo ancora!!) e al massimo con qualche piccolo aggiustamento questa settimana si va online. A seguire mi metto a lavorare sulle “drip emails”, cioè sulle comunicazioni agli utenti che si iscrivono a mob.is.it. Ci sarà molto da dire su questo e ne parleremo in una prossima puntata
  2. Continuare sulla promozione del podcast. Come vi ho detto prima il feedback alla prima “uscita pubblica” è stato piuttosto positivo e poi, che lo faccio a fare se per l’ennesima volta me lo tengo in ‘sto benedetto garage (che ormai trabocca di roba!)
  3. Trovare un developer per i task meno pesanti del back-end e per tutto il front-end di mob.is.it. E’ ora che tutto il mio tempo dedicato a scrivere codice sia impegnato molto più utilmente e per fare ciò occorre trovare qualcuno che mi sostituisca. Non sarà facile ma è molto importante e ormai quasi urgente.
  4. Ragionare molto ma molto di più sulla strategia. Con il nuovo developer e in generale voglio continuare a liberare del tempo per concentrarmi sugli obiettivi strategici e sulla gestione del “timone” della barca invece che correre ognidove a spegnere incendi o stringere viti – me lo ero già detto la settimana scorsa ma ho ancora tantissimo da fare.

E questo è quanto.

 

Bene, siamo arrivati anche oggi alla fine. Grazie per l’ascolto o la lettura: adesso che qualche anima pia mi ascolta chiedere una recensione su iTunes, uno share su Facebook o qualsiasi altro segno di vita – beh, forse inizia ad avere un po’ più di senso.

Sennò, ci vediamo e ri-sentiamo comunque la settimana prossima!

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