008. Sabbie mobili. Cosa mi resta de “I sette pilastri del successo”.

Heilà popolo degli ascoltatori di Opus Digitalis, sono Silvio Porcellana e vi do il mio “bentornati” ad una nuova puntata del podcast settimanale sul mio business, il mio viaggio imprenditoriale e tutte le mie esperienze che sto vivendo nel cammino.

Results

La situazione di mob.is.it continua ad essere relativamente stagnante, anche se con qualche barlume di nuove opportunità all’orizzonte. La cosa di cui sono più preoccupato è che continuano a mancare nuovi clienti: ormai l’ultimo acquisto da un cliente nuovo risale a più di 4 settimane fa e non ne ho ancora individuato esattamente la causa più diretta. Penso che ci siano un insieme di fattori, a cominciare dal periodo dell’anno per arrivare, soprattutto, al fatto che il mio traffico è prevalentemente italiano e, evidentemente, questo è un mercato non ancora “pronto” per questo prodotto (o per questa modalità di acquisto il più self-service possibile). Fatto sta che non si batte un chiodo e tocca dare una svolta.

La cosa positiva della settimana è che ci sono stati due acquisti da clienti esistenti, uno di circa €1,000 per nuove funzionalità e uno “di ritorno”.

Se c’è una cosa che devo dire è che il livello di fidelizzazione dei miei utenti sfiora quello di una setta e sicuramente alla domanda “quanto ti dispiacerebbe se mob.is.it sparisse” (uno dei classici indicatori del valore o meno di un prodotto o servizio) penso che molti risponderebbero “sarei vicino al fallimento” (ho la controprova di questo in quelle rare occasioni in cui c’è un piccolo intoppo del sistema, ad esempio per problemi di hosting, e si scatenano le email disperate…).

Questa cosa ha un duplice aspetto, positivo e negativo: il lato negativo è che, per l’appunto, appena succede qualche problemino bisogna far fronte immediatamente perché molti clienti fondano il loro business sulla piattaforma che ho creato e quindi se non offri un servizio più che affidabile sono cavoli. Ovviamente però il lato positivo – avere utenti che pagano e sono anzi felici di pagare ogni mese, finché morte non ci separi o quasi – è fantastico e permette di concentrarsi sulla crescita del business in maniera più strategica senza dover rincorrere spasmodicamente ogni settimana nuovi clienti (i €2.500 di MRR vengono da lì…)

Parlando velocemente di tassi di conversione e risultati del sito, le visite sia organiche che da referral sono leggermente scese e questo non va bene alla luce delle attività di content marketing e guest blogging che stiamo facendo – quindi da tenere attentamente sott’occhio. D’altro canto invece i tassi di conversione sono tornati ad un interessante 10% circa – anche se vale sempre il discorso del livello assoluto, in termini di numeri, e quindi prendiamolo come numero bello ma un po’ “vanity metric” senza darci troppo peso.

Fails

Vi pregherei di non ridere ma il primo fail della settimana indovinate qual è? Esatto, il video-corso. Il mio “asso nella manica” che vi avevo anticipato la settimana scorsa era l’acquisto di un MacBook Pro (dopo 30 anni di totale e anche un po’ talebana fedeltà ai PC) che è sicuramente una macchina più adeguata a fare editing video. Ci si è messa però la rottura dell’hard-disk con cui avevo programmato di trasferire i video di cui fare l’editing – e insomma, il cane mi ha mangiato i compiti e non li ho fatti. Ormai siamo oltre il ridicolo.

L’acquisto di questo computer nuovo a cui tra l’altro non sono ancora ben abituato mi ha portato via, tra ri-configurazioni, re-installazioni e altre amenità varie, quasi una giornata. Contando che oggi, venerdì 27 novembre 2015, viene a trovarmi un caro amico e quindi mi prenderò il pomeriggio libero quella passata è stata di nuovo una settimana di poco lavoro, in termini di ore. Inevitabilmente questo si ripercuote sui risultati sia tattici che strategici.

Ad esempio non ho lavorato sulla sistemazione di questo blog e sulla promozione del podcast, cosa che mi ero invece ripromesso di fare. Se ci può stare che all’inizio, con pochi post, attendessi a promuovere questo mio progetto e questa mia presenza “pubblica”, adesso sta diventando un po’ imbarazzante. Fosse fosse che inconsciamente non trovo il tempo per far andare nel mondo questo podcast perché ho paura del giudizio altrui e di fare una figura da cioccolataio? Può essere (con l’inconscio tutto può essere…) però adesso non  ho più scuse: sicuramente questo appuntamento settimanale è molto utile per me ma il tempo che dedico alla scrittura degli articoli, alla registrazione del podcast e tutto il resto deve avere un senso.

Il fail peggiore, infine, non è legato a qualche attività specifica (più o meno ho fatto tutto quello che mi ero ripromesso di fare, come vedremo nei “wins”) quanto piuttosto ad una organizzazione della settimana: complice anche il fatto di aver lavorato molto in attività di “customer care” non ho rispettato il mio planning settimanale e questa cosa mi infastidisce parecchio. In particolare sono stato molto carente dal lato “content marketing” (sono riuscito a pubblicare un solo articolo sul blog, senza farne repurposing o produrre altri contenuti per mob.is.it) e quindi quando mi chiedo come mai non cresce il traffico organico o da referral, eh beh, non è che devo guardare così lontano…

Wins

Passando adesso ai win, ecco prima di tutto i piani che mi ero dato la settimana scorsa e che ho completato:

  1. ho scritto un articolo per HTML5 Today, il blog che mantengo insieme a Francesco su cui scriviamo articoli tecnici. L’articolo che ho pubblicato ha avuto anche un discreto successo in termini di like e condivisioni e quindi questo è senza dubbio un progetto che voglio portare avanti con almeno un articolo ogni due settimane (tra l’altro ho trovato un filone, le “Accellerated Mobile Pages” di Google, che sembra molto promettente e interessante da approfondire)
  2. sono andato avanti su follow.is.it (il “robot” che ho iniziato a sviluppare per avere un piccolo assistente automatico che mi aiuti a migliorare la mia reach su Twitter). Non è finito perché ho bisogno di un bel po’ di tempo per affinarne i parametri e renderlo davvero efficace (senza soprattutto fargli prendere la mano rendendomi robotico su Twitter…) però per ora le cose che gli ho detto di fare le fa – auto-like e auto-retweet, oltre a darmi suggerimenti su chi seguire e chi aggiungere alle mie liste – e quindi bene

Il win di cui sono più orgoglioso, anche se non è specifico di questa settimana, è che sto continuando nella mia “striscia” di attività quotidiane (di cui sto tenendo traccia con “Chains“, quell’app per iPhone di cui vi avevo parlato qualche puntata fa). In particolare ecco quali sono i miei “riti” quotidiani che sto ormai rispettando ogni giorno da qualche mese:

  • ascoltare almeno un podcast, possibilmente due (uno di questi giorni vi racconterò quali sono secondo me i più interessanti)
  • fare un po’ di esercizio e stretching (essenziale per noi che passiamo ore ore e ore e ancora ore seduti al computer)
  • interagire sui social (Twitter e Facebook) con qualcuno che reputo interessante (devo ammettere che in questo devo ancora migliorare però…)
  • ascoltare almeno 15 minuti di un audiolibro, tendenzialmente prima di andare a dormire

“I sette pilastri del successo”

Proprio legato a questa ultima attività quotidiana, oggi vorrei parlarvi di un (audio)libro che ho appena finito di ascoltare e che mi ha colpito molto.

Il titolo in italiano è “I sette pilastri del successo” ma il libro è sicuramente più famoso con il suo titolo originale, “The 7 Habits of Highly Effective People” (che tra l’altro secondo me rende meglio l’idea perché quelle di cui si parla sono vere e proprie “abitudini” da praticare costantemente e tutti i giorni).

L’autore, Stephen R. Covey, sostanzialmente identifica 7 comportamenti che possono aiutare a raggiungere risultati di “successo” – intendendo il successo in maniera molto ampia e personale e quindi passando da avere una felice vita familiare (lui ad esempio parla molto del suo rapporto con i figli adolescenti) al creare un business ricco e prospero.

In estrema sintesi (consiglio a tutti una lettura del libro perché c’è molto molto di più di quello che io riuscirò a dire in queste mie poche osservazioni) i 7 “habits” sono questi:

  1. essere proattivo (pensare sempre “si può fare”)
  2. avere una visione strategica (visualizzando mentalmente i risultati futuri)
  3. definire le priorità giuste e sapersi gestire
  4. pensare “win-win”
  5. cercare di capire prima di essere capiti
  6. creare sinergie e lavorare in team
  7. crescere, studiare e migliorare continuamente, giorno dopo giorno

Chiaramente per approfondirli dovete leggere il libro (o ascoltarlo, tra l’altro è letto dell’autore con una voce suadente e profonda quindi è anche rilassante e bello come esperienza d’ascolto) ma a me sono rimaste soprattutto 3 cose del libro, 3 cose che voglio condividere con voi.

Win-win-nodeal

La prima riguarda il modo di relazionarsi con gli altri negli “affari”. Quando ci si approccia a qualsiasi situazione di scambio (una vendita, un accordo ma anche una richiesta ad un figlio, alla moglie o al vicino di casa) si ha molto spesso l’atteggiamento “win-lose”: se io faccio un affare vuol dire che tu devi soccombere, devi “perdere” e farmi “vincere” (ci sono anche altre modalità che incontriamo spesso nella nostra vita, ad esempio “lose-win”, ovvero “il masochista” che schiaccia i suoi desideri per sperare di far “vincere” gli altri oppure ancora il “lose-lose”, cioè “muoia Sansone con tutti i Filistei” ma “win-lose” è quella classica dell’imprenditore e del venditore stereotipato).

L’approccio vincente (è proprio il caso di dirlo…) è invece il “win-win-nodeal”. Che cosa significa? Che il nostro atteggiamento quando avviamo una transazione (ripeto, di qualsiasi tipo, anche familiare) è: “vinciamo insieme, oppure non se ne fa niente”. Il livello più basso di questa modalità è “il compromesso” dove si vivacchia tutti e due – ma la vera forza è pensare davvero di far vincere le due controparti, preoccupandosi quasi più dell’altro che di sé (ovviamente senza scadere nel “lose-win” però sennò siamo punto e d’accapo)

In più, la valvola di sicurezza di questo approccio è il “no-deal”: se non si trova una soluzione “win-win” (o alle brutte un “compromesso”) si deve essere pronti a lasciar andare, abbandonare il tavolo delle trattative e dire “non se ne fa niente”. E’ solo sapendo di avere questa terza opzione che secondo me si può ottenere il massimo, rispettando se stessi e gli altri e creando relazioni di successo, oggi e nel futuro.

I quattro quadranti delle cose da fare

Un altro tema molto interessante affrontato dal libro e quello delle priorità. Se un primo step nell’organizzazione efficace del proprio tempo è avere una lista di todo, il secondo importantissimo step è dare alle varie attività una priorità. Non basta fare per fare, per occupare le giornate e dire “miseria quanta roba ho fatto oggi!” Sopratutto per chi, come me, non è pagato “a ore” ma “a risultato” (così è, la vita dell’imprenditore…) è fondamentale valutare con estrema attenzione come impegnare il proprio tempo – ed è qui che entrano in gioco i “quattro quadranti”, ovvero le quattro categorie in cui possono essere categorizzate le cose che facciamo o dobbiamo fare:

  1. attività urgenti e importanti (ad esempio se il server su cui è ospitato mob.is.it crolla – urgente e importante rimetterlo in piedi)
  2. attività importanti ma non urgenti (programmo le attività di manutenzione del server perché stia su il più possibile)
  3. attività urgenti ma non importanti (rispondo a tutte le email che mi arrivano dagli utenti incavolati senza valutare chi me le manda e quanto è importante)
  4. attività non importanti e non urgenti (gioco a Candy Crush mentre il server prende fuoco)

Di solito noi pensiamo di passare la nostra vita nel punto 1 (cioè di fare cose urgenti e importanti – quello che gli americani chiamano “spegnere gli incendi”: urgente ma non serve a prevenire futuri incendi) ma invece siamo spessissimo nel quadrante 3, cioè facciamo cose urgenti ma che non sono importanti (nel mio esempio di prima rispondere subito agli utenti free potrebbe essere molto meno importante che lavorare sulla “messa in sicurezza” strategica del server)

In ogni caso il quadrante più ricco – ed è quello in cui passiamo troppo poco tempo, almeno per quel che riguarda me – è il quadrante 2, cioè quello in cui facciamo tutte quelle attività strategiche che ottimizzano la nostra vita e rendono molto meno probabili eventi nel quadrante 1.

La mentalità dell’abbondanza

Infine, il tema che ha risuonato di più nel mio spirito forse perché è quello per me più difficile da applicare è “la mentalità dell’abbondanza”. Questo tema si collega un po’ al “win-win” ma è ancora più profondo e si nutre della nostra paura ancestrale di morire di fame, del non esserci abbastanza “cibo” (tra virgolette) per tutti, che nel mondo regni la scarsità e che se io mangio vuol dire che qualcun altro non mangia.

Non so se questo corrisponda alla realtà o meno, quello che so invece è che con questo atteggiamento si finisce molto probabilmente per attirare la scarsità e la “povertà”, cioè proprio le cose di cui si ha così tanta paura da renderle le energie più forti della nostra vita.

Pensare invece che il mondo sia un posto che può dare frutti per tutti e soprattutto che attraverso il nostro lavoro noi possiamo aiutare il mondo a dare questi frutti e rendere tutti più “ricchi”, senza per questo privarci del nostro piatto di minestra e “morire di fame”, beh è un cambiamento di mentalità e atteggiamento per me complicato da fare (perché, per l’appunto, profondo e inconscio o, ancora di più, subconscio) ma essenziale. L’imprenditore deve dare valore, creare ricchezza e abbondanza – se parte pensando di doverla togliere agli altri, privatizzarla e godersela tutto da solo “affamando” gli altri ha già perso in partenza.

Piani

Va bene, spero di avervi stimolato e interessato un po’ nella lettura (o ascolto, io uso Audible e mi trovo molto molto bene) di questo libro. Adesso passiamo velocemente ai piani e progetti per la settimana che verrà:

  • rispettare molto meglio il planning settimanale e organizzare con più disciplina il lavoro, soprattutto in ambito content marketing (e di conseguenza pubblicare di più, su più canali e con regolarità)
  • il video-corso (lo dico piano così magari non lo notate… ;))
  • intro/outro per i video – di questo non ho parlato meglio prima ma ho deciso per ora di lasciar stare Splasheo e provare invece la strada Fiverr. Ho trovato un ragazzo russo che fa intro e altro editing per video e siamo in trattative. Vi aggiornerò fra sette giorni
  • finire tutto gli sviluppi aperti per i clienti (anche perché al cliente che mi ha dato i €1.000 avevo promesso di finire questa settimana, e le promesse si mantengono)
  • promuovere il podcast e sistemare il blog

 

Grazie come al solito per avermi ascoltato o letto fino al fondo: se non lo avete ancora fatto, un commento, una condivisione o una review su iTunes mi renderebbe davvero felice!

Sennò, basta che ci siate di nuovo, qui fra sette giorni. Io conto vivamente di esserci! 🙂

 

Risorse

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