007. Mi hanno rubato due giorni! La potenza della semplicità.

Mi hanno rubato due giorni!!

Scusate se inizio così ma questa settimana mi sento davvero frustrato e derubato della mia risorsa più preziosa – il tempo.

Ho dovuto (e sottolineo DOVUTO!) partecipare a ben due giorni di “formazione” per un corso sulla sicurezza e così per oltre 16 ore (8 ore al giorno! In più a Torino, quindi aggiungendoci 2 ore di viaggio!! Ed eravamo in 5 quindi manco potevo aprire il mio computerino e mettermi a fare i cavolacci miei!!!) sono dovuto stare lì fermo come un ebete a sentire parlare persone brave e a cui non ho nulla da dire ma su argomenti di cui non me ne può e deve – oggettivamente! – fregare il benchè minimo e beneamato cavolo.

Sia chiaro, la sicurezza sul posto di lavoro è un tema importantissimo, critico e vitale – letteralmente – per migliaia e milioni di persone. Ma:

  • io che ho una stagista che lavora per lo più da casa al computer sul suo divano che cosa diavolo me ne faccio del sapere che non bisogna avvicinarsi al mandrillo (!) in movimento con la mano nel guanto? O che la legge 81 del 2008 o come cavolo si chiama ha stabilito la frequenza del suono della sirena antincendio per gli stabilimenti siderurgici con più di 30 dipendenti?!? (invento ovviamente perchè non mi ricordo un cappero!). Ma lo Stato e il legislatore lo sanno che i lavori non sono tutti uguali e soprattutto che le ore di un lavoratore autonomo sono oro colato perchè se non lavora non guadagna (e quindi non paga le tasse etc. etc.) e quindi meno gli rompi le scatole e meglio è?
  • e inoltre, a me proprio perchè così generico che cosa è rimasto di queste 16 preziosissime ore? Che il marchio CE “vero” è fatto da due cerchi che si toccano? E dovevo farmi 8 ore e altre 8 ore in una sala di un albergo a Torino per impararlo? E se a me è rimasto così poco quelli per cui la sicurezza è davvero importante (cantieri, fonderie, falegnamerie etc.) che cosa prenderanno da questi corsi? Insomma come al solito per non scontentare nessuno (non è che a me potevi tenermi una settimana perchè ti mangiavo al 3° giorno, il titolare della falegnameria il corso su Internet di 2 ore non lo guarda e gli fa un baffo) si fa una via di mezzo che non serve a nulla se non a rompere profondamente i cosiddetti al sottoscritto
  • infine, pur ammettendo che fosse servito a qualcosa, ma quindi se lavoro solo con consulenti e persone in Partita IVA quelli possono vivere in una nuvola di amianto o infilare direttamente le dita nella presa elettrica? Cioè finchè non avevo un dipendente potevo ignorare tutto questo? Qualè la logica? Che prendere dipendenti vuol dire avere rogne su rogne e quindi sempre meno imprenditori lo faranno? Mah, mah e poi ancora mah…

Aaaaarghhh!!!

Fails

Comunque, tutto ciò detto e anzi proprio per tutto ciò, questa settimana, cioè quella finita il 20 novembre 2015, è stata veramente un disastro. Anche per questi cavolo di due giorni rubati ho lavorato veramente pochissimo (19 ore in tutto – vuol dire una media di poco meno di 4 ore al giorno!) e di conseguenza praticamente tutti i programmi che mi ero dato venerdì scorso sono stati mancati:

  • non ho proseguito nè tantomeno completato il video corso
  • non ho scritto un HowTo nè un tutorial o qualsiasi altro pezzo per il blog di mob.is.it (ho solo pubblicato un articolo scritto da Valeria, e non ne ho neanche fatto il repurposing)
  • non ho nemmeno lavorato al sito del podcast (a parte una velocissima integrazione con MailChimp – conto di fare il resto nel week-end) e non ho contattato nessuno per il lancio (infatti, un po’ surrealmente, tutte le puntate fino a questa me le sto ascoltando praticamente da solo… vabbè). Ho comunque deciso di lasciar stare per ora Thunderclap che mi sembra un po’ difficile da capire e solo in inglese e passare ad una strategia più semplice – cioè chiedere direttamente alle persone e agli amici che penso possano essere interessati un parere ed eventualmente una menzione al loro social network
  • non ho proseguito con la social interaction, anzi ho anche saltato quasi tutti i giorni quella mezz’ora di social networking su Twitter e Facebook che mi ero ripromesso di fare
  • non ho proattivamente fatto chiamate o altri contatti di sales – anzi ho ancora un paio di email di cui devo fare il followup che mi guardano dalla cartella in cui sono in bold perchè ancora da inviare da almeno 7 giorni

Insomma, un disastro, appunto…

Wins

I risultati positivi della settimana sono di conseguenza molto molto scarni

  • quasi per caso ho avuto un paio di telefonate di sales:
    • con un potenziale cliente che sarebbe interessato a rivendere siti mobili e app native. Come accade sempre più spesso è un cliente con scarsissime competenze tecniche e informatiche e mi rendo conto sempre di più che con maggiore formazione ci sarebbero anche migliori possibilità di commercializzazione di mob.is.it. C’è anche da dire che questo è soprattutto vero in Italia e quindi forse una soluzione è puntare molto più massicciamente sul mercato anglofono che è oggettivamente un po’ più “avanti” da questo punto di vista e quindi non si deve spiegare ogni volta la storia della rava e della fava, e che cos’è un’app nativa, e che cosa è un sito mobile, e che cosa è iTunes etc. etc.
    • con un potenziale partner abbiamo parlato della possibilità di integrazione, all’interno di mob.is.it, di un nuovo sistema di pagamento tipo Paypal o Stripe per i siti dei miei clienti. La cosa intrigante è la possibilità di fare co-marketing, cosa di cui noi adesso abbiamo un bisogno smodato e che dunque dovrà essere la condizione principale di qualsiasi accordo. Insomma da giocarsela bene.
    • infine con un attuale cliente australiano, che mi ha fatto una serie di richieste e che potrebbe essere interessante portare avanti perchè è il nostro cliente ideale (soprattutto inteso come “customer persona”): è abbastanza evoluto e sveglio dal punto di vista informatico ma non è un tecnico, ha spiccate capacità commerciali ed è molto attivo dal punto di vista imprenditoriale e di idee. Ovviamente, come tutti, tira l’acqua al suo mulino e quindi bisogna stare sempre all’occhio per valutare se qualsiasi progetto o iniziativa proponga è utile anche a mob.is.it o solo a lui ma la cosa interessante è “sfruttarlo” come customer persona ideale e capire che cosa piace a lui, che cosa e come va detto, e dove
  • passando ad altro, dopo aver fatto di nuovo un piccolo casino con Git ho proseguito a capire come aggiungere funzionalità a scrivere nuovo codice per il sistema e adesso mi sento abbastanza autonomo
  • sempre in ambito tecnico e di codice (come avrete capito è la mia copertina di Linus: quando non so bene cosa fare o dovrei fare cose al di fuori della mia “comfort zone” mi rifugio nel PHP così posso dire di aver fatto qualcosa ma senza sforzarmi troppo…) ho iniziato un progetto con il nome in codice “follow.is.it”. L’idea è trovare un algoritmo e un sistema automatizzato che aumenti “organicamente” (tra virgolette perchè in realtà, ovviamente, non è organico sennò lo dovrei fare a mano) i miei follower su Twitter. In più vorrei usarlo per alimentare automaticamente la pubblicazione di tweet sul mio account e dunque avere un social brand più sostanzioso così da potenziare la mia “reach” quando pubblico qualcosa. Proviamo, fosse mai che da un side-project ne esca qualche cosa di valore anche in ambito business…

Alla faccia del side-project

Ed è proprio collegato a questo progetto che voglio lanciarmi nelle riflessioni di questa settimana.

Come succede a volte quando si vuole comprare una macchina e se ne vede una uguale ogni 3 secondi, adesso che ho iniziato questo progettino legato a Twitter mi sono imbattuto per due volte nello giro di pochi giorni in un prodotto simile che non conoscevo prima e che fa molto meno di quello che ho in mente (sostanzialmente fa lo scheduling e riciclo di tweet): Meet Edgar.

Prima l’ho beccato per caso come fonte di un paio di tweet che sto “studiando”, e vabbè. Poi proprio ieri ho ascoltato la puntata del podcast “Unemployable” di Brian Clark e indovinate un po’ chi era l’ospite di giornata? Proprio Laura Roeder, la cofounder di Meet Edgar.

La puntata come al solito è stata molto interessante e piacevole – e quasi “illuminante”. Sapete quanto fattura all’anno Meet Edgar, un semplice servizio online che di fatto ti fa mettere in coda i tuoi tweet e te li ricicla così da non farti mai finire la tua lista di post?

Più di $100k. Al mese. E tutti a colpi di $49 al mese.

:-O

E allora questa rivelazione mi ha fatto pensare a tante cose. Ma soprattutto ad una, che voglio condividere adesso con voi.

La potenza della semplicità

Per anni, e ancora adesso, mi sono sbattutto alla ricerca della complessità. Far fare a mob.is.it quante più cose possibili, aggiungere quante più funzionalità umanamente pensabili, ampliare al massimo la flessibilità e le possibilità di utilizzo.

Poi arriva Meet Edgar che fa *una*, singola, cavolo di cosa e fattura in una settimana quanto io fatturo in un anno. Ma cacchio.

E’ vero che ci sono ambiti in cui non è possibile rispondere con una sola funzionalità alle esigenze del mercato – ma siamo sicuri che ‘sto benedetto mercato abbia comunque bisogno di tutte quelle cose che vengono offerte? E siamo ancora più sicuri che riducendo la complessità – in generale, anche ad esempio nel pricing, o nei canali di marketing, o ancora nello stesso mercato target – non si raggiungano prima e meglio risultati ben superiori a quelli che si sarebbero raggiunti “sparando nel mucchio” o per meglio dire “volendo troppo, ma nulla stringendo”?

Uno per tutti, tutti per uno

Questo è ancora più vero in realtà come la mia, piccola azienda bootstrapped dove ogni centesimo speso conta e dove il ritorno su qualsasi investimento (di denaro o di tempo) deve sempre essere massimo.

Concentrarsi sull’uno, su quella singola cosa in grado di far fare il salto di qualità – “move the needle”, come dicono gli americani – non è facile perchè c’è sempre la paura di perdere la grossa opportunità, la “svolta” del momento. Però è praticamente sempre la scelta migliore – ed ecco allora alcuni ambiti e idee che mi sono venute in mente a cui applicare questa “reductio ad unum” (per non parlare sempre in inglese):

  • canali di marketing: concentrarsi su un singolo canale di traction alla volta aiuta a capirlo a fondo, testarlo in maniera completa, valutarne il ROI senza interferenze e poter scegliere con cognizione di causa se ha senso proseguire e accelerare oppure no. Sebbene come abbiamo detto nel post che ho scritto a proposito della traction il suggerimento è di valutarne 3 alla volta il concetto è sempre lo stesso: non disperdere le energie, focalizzare i propri sforzi, accellerare il processo di apprendimento e passare oltre
  • metriche di riferimento: inutile tenere traccia e monitorare quattordicimila numeri e metriche, dal tempo speso sul sito alla frequenza di rimbalzo al numero di utenti che cliccano su “about us”. Ci stiamo concentrando sul numero di visite da motori di ricerca perchè in questo momento vogliamo vedere su funziona il SEO? E allora monitoriamo quello e basta sennò finisce che non capiamo niente e sprechiamo solo tempo e risorse preziose inseguendo un miliardo di numeri o godendo di risultati che solleticano soltanto la nostra vanità (le famose “vanity metrics”, per l’appunto)
  • target di mercato: far contenti tutti è impossibile e quindi tanto vale chiarirsi fin da subito a chi ci rivolgiamo, capire bene le loro esigenze e scacciare tutti quelli che potrebbero essere interessati alla nostra soluzione ma che non sono nel nostro target. Chiaramente se dopo un po’ vediamo che sono più quelli fuori target che quelli in target a rispondere ai nostri stimoli forse è il caso di valutare un pivot, ma fino ad allora meglio dire “no” che prendere chi capita capita e perdere il senso del proprio business
  • esigenze e bisogni del mercato: anche all’interno del segmento che abbiamo definito non possiamo soddisfare tutte le esigenze: lo so che ai miei clienti farebbe piacere se io offrissi anche un servizio di registrazione di domini, ad esempio, ma ci mancherebbe solo quello per rendere ancora più ingestibile mob.is.it e le mie giornate. E quindi niente, i domini si registrano da un’altra parte!

Progetti per la prossima settimana

Seguendo questa logica, ecco i programmi della settimana – che spero molto meno disastrosa di quella appena passata:

  1. proseguire con il video corso. Non penso che riuscirò a finirlo ma questa volta però ho un asso nella manica! Di cui vi diro alla prossima puntata… 😉
  2. finire “follow.is.it”, il software per aumentare la mia reach su Twitter e testarlo dal vivo per vedere se effettivamente serve a qualcosa o meno
  3. scrivere e pubblicare un articolo su HTML5 Today e, in generale, rispettare molto meglio della passata settimana il mio planning settimanale
  4. finire le modifiche che ho in mente per questo blog e iniziare a promuovere un po’ questo podcast – sennò finisce che me la canto e ma la suono fino alla fine mentre invece i miei 25 ascoltatori potrei averceli pure io!

 

E siamo arrivati anche oggi alla fine di questa puntata! Spero vi sia piaciuta e, se avete voglia, mi renderebbe felice una recensione e un rating su iTunes – o, se preferite, un commento sul blog.

Grazie per l’ascolto, e buon week-end! 🙂

Category : Podcast
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